DALL’AGRO AL MONDO: DESTRA E SINISTRA SONO DAVVERO DUE POLI SEPARATI?
Nella giornata di ieri, mentre l’Italia batteva 3 a 0 la Svezia agli europei femminili di pallavolo, la destra e la sinistra internazionale dopavano il feed dei social affinché nessuno ricordasse di un anniversario, uno dei tanti, in cui il comunismo e il nazifascismo si sono abbracciati, facendo accordi.
Il 23 agosto 1939 fu siglato, su forte volontà di Hitler e Stalin, un accordo di non belligeraza e mutuo appoggio tra l’URSS e la Germania Nazista. Sì, avete letto bene! Il comunismo si alleò col nazismo (o viceversa) in un momento storico che non fa onore a nessuna delle due correnti.

L’accordo inoltre definiva in base a un «Protocollo segreto» anche le rispettive acquisizioni territoriali corrispondenti ai loro obiettivi di espansione: in questo modo l’URSS si assicurò l’annessione della Polonia orientale, i Paesi baltici e la Bessarabia per ristabilire i vecchi confini dell’Impero zarista, mentre la Germania si vide riconosciute le pretese sulla parte occidentale della Polonia.Quattro giorni prima, Germania nazista e URSS avevano anche firmato un primo accordo commerciale, a quale ne sarebbero seguiti altri due, nel 1940 e nel 1941.
Stalin aveva aperto, già nel mese di maggio, dei negoziati per un miglioramento delle relazioni con la Germania sostituendo il Ministro degli Esteri Maksim Litvinov con Molotov. L’ebraico e pro-occidentale Litvinov non si addiceva a guidare l’Unione Sovietica verso un accordo con la Germania nazista, visto che era largamente percepito come un sostenitore dell’alleanza con le potenze occidentali contro i poteri fascisti.
La sua sostituzione non era altro che la conferma dell’irrimediabile scetticismo sviluppato da Stalin nei confronti di Francia e Regno Unito. Per il momento, Stalin aveva invece approvato il programma di Molotov di provocare una guerra tra la Germania e le nazioni occidentali.
Infatti, un avvicinamento ai nazisti avrebbe concesso all’Armata Rossa il tempo di cui aveva bisogno per prepararsi a una guerra contro la Germania. L’esigenza di rimandare il più possibile il confronto derivava da almeno due considerazioni. In primo luogo, gli apparati governativi e l’Armata Rossa erano stati indeboliti dai quattro processi indetti da Stalin negli ultimi tre anni per eliminare le vecchie prominenze del comunismo sovietico (Grandi purghe). In secondo luogo, gran parte delle risorse militari sovietiche in quel momento erano concentrate sul confine della Manciuria, occupata dai giapponesi i quali erano in procinto di invadere la Mongolia. Per quanto riguarda Hitler, questi era convinto che questo accordo avrebbe costretto francesi e britannici a desistere dall’intento di difendere la Polonia.
Il fin troppo facile successo diplomatico raggiunto alla conferenza di Monaco gli aveva dato la falsa sicurezza che i suoi avversari fossero deboli.Le negoziazioni riuscirono: concludendo un accordo strategico tedesco-sovietico, Molotov, il 19 agosto propose anche un protocollo aggiuntivo “che coprisse i punti sui quali i Partiti Contraenti erano interessati, nel campo della politica estera”. Il trattato veniva reso noto all’opinione pubblica come un patto di non aggressione articolato in sette articoli e della durata di dieci anni.
Tuttavia, buona parte dell’Europa orientale veniva segretamente divisa in due sfere d’influenza, una tedesca ed una sovietica, come era previsto in un protocollo supplementare diviso in quattro articoli:
Secondo il primo articolo il confine tra le due sfere doveva coincidere con la frontiera settentrionale della Lituania, che cadeva così nella zona di interesse tedesca. Questo significava che Finlandia, Estonia e Lettonia, espressamente indicate nell’accordo, cadevano nell’area sovietica.
Secondo il secondo articolo la Germania e l’Unione Sovietica stabilivano le rispettive zone di interesse sul territorio della Polonia nell’eventualità di un suo “riarrangiamento politico”: le aree a est dei fiumi Narew, Vistola e San rientravano nell’area di interesse sovietica, mentre a quella tedesca spettava la parte ovest. Questa linea di confine si trovava poco più ad ovest della linea Curzon. La questione se la sopravvivenza di uno Stato polacco fosse “desiderata” o meno veniva in teoria lasciata in sospeso: secondo il testo, dovevano essere attesi gli sviluppi politici successivi.
Secondo il terzo articolo la Germania dichiarava il suo disinteresse nei confronti della Bessarabia.
Secondo il quarto articolo le due potenze promettevano la segretezza di questo documento aggiuntivo.
Dati gli enormi conflitti di potere tra sovietici e tedeschi, era chiaro ad entrambe le parti che l’accordo stipulato non sarebbe stato rispettato troppo a lungo. Basti pensare ai piani hitleriani di espansione in Europa orientale, la sua teoria di un Lebensraum (ossia la ricerca di uno spazio vitale per il popolo che secondo Hitler era giudicato il più forte).
Il controllo dell’Ucraina avrebbe assicurato le risorse economiche nel confronto con qualsiasi avversario. Mussolini, non ancora preparato al conflitto, tentò all’ultimo momento di evitare un confronto immediato proponendo per la seconda volta una conferenza a livello europeo, simile a quella di Monaco.
Stavolta, però, francesi ed inglesi non reagirono concretamente all’iniziativa. Il Duce dichiarò a Hitler che l’Italia sarebbe entrata in guerra soltanto in seguito; nonostante una certa perplessità, Hitler era deciso a procedere anche senza l’apporto italiano per concludere le operazioni prima dei rigori invernali.
Il mondo dei paesi democratici reagì con sorpresa e disappunto alla notizia del patto giacché, nonostante la segretezza dell’appendice, la pubblicazione del patto di non aggressione fu interpretata con pessimismo: si prospettava un ridimensionamento o una spartizione della Polonia, eventi che con tutta probabilità avrebbero provocato una guerra.
Il 1º settembre, solo una settimana dopo che il patto era stato firmato, la divisione ebbe inizio con l’invasione tedesca, giustificata da un pretesto (il cosiddetto incidente di Gleiwitz: una messa in scena posta in essere da soldati tedeschi camuffati con un’uniforme polacca che attaccarono una stazione radio in territorio tedesco). A sua volta, l’Unione Sovietica attaccò da est il 17 settembre, senza prendere in considerazione il Patto di non aggressione sovietico-polacco concluso sette anni prima, poiché il governo polacco era da poco fuggito in Romania.

Dopo l’inizio delle operazioni militari contro la Polonia, la costernazione non accennava a diminuire, sia tra i governi che più di tutti avevano temuto un simile risultato, sia tra i tanti sostenitori del comunismo, molti dei quali trovavano incomprensibile che i sovietici fossero scesi a patti con il nemico ideologico nazista. Una famosa vignetta di David Low apparsa sul London Evening Standard del 20 settembre 1939 mostrava Hitler e Stalin scambiarsi un inchino sopra il cadavere della Polonia, con Hitler che diceva: “La feccia della Terra, suppongo?” mentre Stalin replicava “Il sanguinario assassino dei lavoratori, presumo?”.
La stampa italiana, controllata dal regime, reagiva invece in maniera positiva: il Corriere della Sera del 24 agosto parlava di uno “splendido successo” delle potenze dell’Asse, non mancando di attaccare la politica di Regno Unito e Francia.
Il 28 settembre 1939 i tre deboli Paesi baltici non ebbero altra scelta che firmare un cosiddetto patto di assistenza e mutua difesa, che permetteva all’Unione Sovietica di far stazionare delle truppe in Estonia, Lettonia e Lituania; lo stesso giorno un protocollo supplementare tedesco-sovietico trasferiva gran parte della Lituania dalla prevista sfera d’influenza tedesca a quella sovietica.
La Finlandia resistette a simili pretese (non volle accettare nemmeno uno scambio di territori con l’URSS a lei favorevole in termini di estensione) e venne per questo attaccata dall’URSS il 30 novembre. Comunque, le truppe finlandesi, pur enormemente inferiori sul piano numerico, erano molto motivate e perfettamente attrezzate per un confronto militare durante la stagione invernale.
Dopo più di tre mesi di aspri combattimenti e pesanti perdite da parte sovietica nella successiva guerra d’inverno, l’Unione Sovietica desistette dal suo intento di occupare ed annettersi l’intera Finlandia, in cambio di circa il 10% del territorio finlandese (la Carelia), gran parte del quale era ancora nelle mani dell’esercito finnico (questa cessione sarebbe rimasta definitiva). Nel giugno 1940 i tre Paesi baltici subirono l’occupazione e la successiva annessione da parte dell’Unione Sovietica. Il 26 giugno 1940 i sovietici posero un ultimatum alla Romania per la cessione della Bessarabia e della parte settentrionale della Bucovina: la richiesta sovietica della Bucovina Settentrionale, un territorio mai appartenuto alla Russia e che non era stato preso in considerazione nei protocolli del patto di non aggressione, fu una sorpresa non solo per la Romania, ma anche per il Terzo Reich.
Senza l’appoggio dei suoi tradizionali alleati, Regno Unito e Francia, Bucarest cedette i territori richiesti, ma da parte sovietica vi fu il mancato rispetto dei patti: i militari rumeni in ripiegamento verso il nuovo confine nei tempi e nei modi concordati furono attaccati proditoriamente, anche con lancio di paracadutisti, dall’Armata Rossa. I soldati sovietici aprirono il fuoco non solo contro i militari rumeni, ma anche contro masse di civili in fuga verso la Romania (si ricordi in merito il massacro di Fântâna Albă).Per ritornare alla Polonia, lo stato in fondo maggiormente citato negli accordi segreti, la politica di occupazione tedesca era sin dall’inizio orientata verso la creazione di uno spazio vitale, Lebensraum per i tedeschi, e lo sterminio degli ebrei. Dato che la teoria nazista delle razze era difficile da estendere ai popoli slavi, era intenzione di Hitler quella di mostrare la differenza tra tedeschi e polacchi con particolare chiarezza, adottando speciali misure.
Ad esempio, una parte dei bambini polacchi era destinata alla deportazione nella parte originaria dell’Impero tedesco per svolgere le mansioni più umili. La Polonia doveva invece essere germanizzata grazie a due provvedimenti: da una parte era previsto l’insediamento di tedeschi fino ad allora residenti nei territori balcanici occupati dai russi e nei Paesi baltici; dall’altra, la cultura polacca doveva essere sostituita da quella germanica.
Infatti, l’accordo prevedeva anche uno scambio di popolazioni tra russi e tedeschi nell’arco di due mesi e mezzo: come contropartita all’espulsione dai territori sovietici di ex cittadini tedeschi – in buona parte comunisti esiliati dopo l’avvento di Hitler al potere – vennero rimpatriati dal Reich i russi bianchi e altri anticomunisti di etnia russa.Non diversamente i sovietici miravano a cancellare il “mito” della nazione polacca e decidevano lo sterminio degli ufficiali polacchi (vedi anche massacro di Katyn’) che si erano loro consegnati per sfuggire alla cattura da parte dei nazisti: questa decisione era maturata nella consapevolezza che i laureati polacchi al momento dell’arruolamento assumevano automaticamente il grado di ufficiale. Sovietici e nazisti tennero anche marce militari insieme a Brest-Litovsk e a Leopoli.
Entrambe le parti si macchiarono di numerosi crimini ed atrocità nei territori che si spartirono grazie al patto Molotov-von Ribbentrop: dalla parte dei nazisti vi fu la politica di “germanizzazione”, che comportò anche il sequestro di un numero tra 50.000 e 200.000 bambini polacchi per essere “germanizzati”…
Due anni dopo Hitler invase l’URSS, rompendo il patto e condannando il mondo occidentale alla seconda guerra mondiale.
Ma oggi questo che peso ha?
Da un lato la coscienza, quella che vede nell’inclusività la chiave di volta, potrebbe viverlo come un momento nero tra due nazisti, uno palese e uno camuffato sotto falce e martello, escludendosi in partenza, dall’altro l’amara realtà fatta di materialismo e accordi sottobanco, dunque l’ironica quanto amara verità che sia comunismo che nazifascismo sono teorie ideologiche vuote, volte unicamente a creare sudditi ciechi.
La sinistra e la destra sono strumenti di polarizzazione e controllo, secondo questa visione. Sono dogmi, propaganda, tant’è che in corsi e ricorsi storici, la teoria del ferro di cavallo si è dimostrata affidabile: oltre al Patto Molotov-Ribbentrop, troviamo liste civiche cittadine, accordi bipartisan, politica estera, atlantismo. Genuflessione sionista anche.
E quando si cerca qualcuno di “puro”, o è violento o è un fascista rosso, forse rossobruno, o entrambe le cose.
Dunque la domanda è spontanea: la sinistra esiste?
NO! Così come non esiste la destra.
O meglio, esistono ma sono soltanto l’altro lato della stessa medaglia, sporca e capitalista, che investe su un leader (o un insieme di tali) e spinge sui sentimenti, mercificando in chiave demagogica ogni fenomenologia ed ogni situazione possibile, strumentalizzando persino la vita o la morte di qualcuno per un voto in più…
E, mentre il potere dovrebbe essere un effetto collaterale per tutelare il prossimo, l’ambiente e gli animali, per la sinistra e la destra è solo l’ennesimo tassello nella strada verso il materialismo.
O comunque questo impariamo dall’evento di cui ricordiamo l’anniversario.
Felice Vicidomini