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L’OCCHIO DEL CONSUMATORE: I VIDEOGIOCHI NEGLI ULTIMI 20 ANNI

L’OCCHIO DEL CONSUMATORE: I VIDEOGIOCHI NEGLI ULTIMI 20 ANNI
  • PubblicataLuglio 21, 2026

Voglio aprire con una domanda, col centro di tutto:

Se comprare non è possedere, piratare è davvero rubare?

La tecnologia sta facendo passi da gigante; solo 20 anni fa nemmeno potevamo immaginare di giocare online con sconosciuti da una console e a giochi come PES, Mario Kart o GTA.

Ai tempi l’online era per i Flash Games, giochi a cui accedevi tramite internet, ma a cui giocavi in single player.

C’erano, sì, anche titoli per PC ove, sfruttando internet e dei server embrionali, ti iscrivevi, gratuitamente, e giocavi con altra gente online (Habbo Hotel, per dirne uno).

Ma per ogni cosa positiva, oramai bisogna vedere per forza una cosa negativa. Infatti, così come la tecnologia ha fatto oggettivamente passi da gigante, essa stessa è diventata un limite insormontabile per i consumatori: oggi infatti bisogna pagare l’abbonamento al network per giocare online, spesso è obbligatorio per giocare a dei giochi che hai già pagato e comprato, ma a cui altrimenti non puoi giocare. Inserisci il disco, deve scaricarsi sulla Console, poi parte e, successivamente, magari, dopo che hai pagato abbonamento e gioco, il publisher decide che quel gioco proprio non deve più esistere.

Dunque, non è una truffa questa? Pagare 2 volte qualcosa che effettivamente non adempie la funzionalità per cui viene venduta?

20 anni fa pagavi anche fino a 70/80 euro un gioco, ma al netto di come lo avresti conservato, arrivavi a casa, giocavi non appena il disco entrava nella console e LO POSSEDEVI.

Oggi, 20 anni dopo, se il disco e la console funzionano ancora, puoi tutt’ora giocare a quei titoli, senza rischio che qualcuno te li tolga e che renda console e disco dei costosi soprammobili.

Per il progresso del settore, invece, non possiamo affermare la medesima cosa…

E con PlayStation che dice addio al fornato fisico, abbiamo soltanto la prova del fatto che il mondo dell’intrattenimento pretende un pagamento sulla base di una fiducia non ricambiata, sulla base di una promessa non mantenuta e sulla base di una necessità che mai verrà soddisfatta. Ma d’altronde il capitalismo impone dei diktat sempre più stretti, stringenti e fluidi, sempre più a scapito del consumatore, non più metronomo, ma portafogli... Ironico!

Felice Vicidomini

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