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GARANTE DELLA PRIVACY SOTTO INCHIESTA: OMBRE SUL COLLEGIO

GARANTE DELLA PRIVACY SOTTO INCHIESTA: OMBRE SUL COLLEGIO
  • PubblicataGennaio 19, 2026

Si complica ulteriormente la posizione del Collegio dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, finito al centro di un vero e proprio terremoto giudiziario, oltre che istituzionale.

La Procura di Roma ha infatti iscritto nel registro degli indagati l’intero collegio direttivo, compreso il presidente Pasquale Stanzione. Le ipotesi di reato sono particolarmente gravi e riguardano, a vario titolo, peculato e corruzione.

Muovendo da un presupposto imprescindibile — e senza indulgere in un garantismo “a convenienza” — occorre ribadire che ogni persona è innocente fino a sentenza definitiva. Ciò non toglie, tuttavia, che il crescente clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni appaia comprensibile quando persino un’autorità di rilievo, chiamata a tutelare la riservatezza dei cittadini, si ritrova esposta al discredito e allo scherno dell’opinione pubblica a causa del coinvolgimento dei suoi vertici in accuse ormai di dominio pubblico, seppur ancora nella fase delle contestazioni.

L’indagine parte da una serie di servizi giornalistici mandati in onda da Sigfrido Ranucci nella trasmissione Report. Nella mattinata di giovedì scorso si è registrata un’improvvisa accelerazione investigativa: la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni presso la sede del Garante e nelle abitazioni, situate a Roma, Torino, Firenze e Salerno, dei componenti del Collegio, incluso il presidente, procedendo all’acquisizione di documenti, telefoni cellulari e personal computer.

Al centro delle contestazioni vi sarebbero, anzitutto, una serie di spese ritenute estranee alle finalità istituzionali dell’Autorità. Dalle carte emergono rimborsi per servizi di lavanderia, parrucchiere, fitness e cura della persona, nonché per l’acquisto di tagli di carne pregiata. A ciò si aggiungono rimborsi di importi rilevanti per viaggi, soggiorni in alberghi di lusso a cinque stelle nonché cene di rappresentanza, che i membri del Collegio riconducono alle cosiddette missioni istituzionali.

Secondo la Procura, tra il 2021 e il 2024 le spese complessive per il funzionamento del Collegio sarebbero aumentate di oltre il 46%, incremento che gli inquirenti collegano a un presunto utilizzo improprio di fondi pubblici. Sotto la lente di ingrandimento anche l’uso delle auto di servizio (auto blu), formalmente in dotazione esclusiva al presidente.

Proprio dall’utilizzo di un’auto di servizio prende le mosse uno dei passaggi più controversi dell’inchiesta. Uno dei componenti del Collegio, Agostino Ghiglia, ha utilizzato l’auto blu per recarsi presso la sede romana di Fratelli d’Italia, per incontrare Arianna Meloni, figura di rilievo del partito di maggioranza. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, tra gli argomenti affrontati durante l’incontro, vi sarebbe stata anche la sanzione successivamente inflitta a Report, circostanza che resta tuttavia oggetto di verifica.

L’attività istruttoria rappresenta uno snodo giudiziario decisivo in uno scontro che dura da mesi tra la trasmissione condotta da Ranucci e l’Autorità.

Accanto al peculato, viene ipotizzato anche il reato di corruzione, nella misura in cui i componenti del Collegio avrebbero orientato le proprie decisioni in cambio di utilità o favori. In tale contesto, non è mancata la critica a un’applicazione asimmetrica del potere sanzionatorio, che può essere sintetizzata nel principio del “forte con i deboli e debole con i forti”.

Emblematico, in tal senso, è il raffronto tra il trattamento riservato a Meta, colosso delle piattaforme digitali, e quello adottato nei confronti di Report. Nel primo caso, una sanzione inizialmente stimata in circa 44 milioni di euro per violazioni della normativa sulla privacy relative ai cosiddetti occhiali intelligenti sarebbe stata progressivamente ridotta e poi, addirittura, annullata. Nel secondo, il Garante ha invece irrogato una sanzione di 150.000 euro alla trasmissione per la diffusione di un audio privato dell’ex ministro Sangiuliano, ritenuta una grave violazione della riservatezza. In molti hanno osservato che, alla luce delle finalità giornalistiche del programma, la vicenda avrebbe potuto essere risolta con un semplice ammonimento.

Un evidente doppio standard che ha alimentato una dura contrapposizione fatta di accuse e smentite reciproche.

Le vicende oggetto di indagine non si esauriscono qui. Dalle carte emerge anche una verifica in corso relativa all’abitazione romana presa in locazione dal presidente Stanzione, per la quale l’Autorità avrebbe rimborsato un canone iniziale di 2.900 euro mensili, successivamente salito a 3.700 euro, in seguito a una presunta rinegoziazione privata del contratto non formalmente comunicata all’Autorità. Ulteriori accertamenti riguarderebbero anche rimborsi relativi a una struttura di tipo B&B riconducibile a società legate alle figlie del presidente.

Il terremoto non è solo giudiziario ma anche interno all’Autorità. Il segretario generale ha rassegnato le dimissioni dopo un’assemblea dei lavoratori, i quali hanno chiesto un passo indietro dell’intero Collegio. Secondo quanto riportato, egli avrebbe sollecitato il dirigente del Dipartimento informatico a procedere all’estrazione di e-mail e dati di accesso e quindi spiare i dipendenti dell’Autorità, richiesta prontamente respinta e giudicata illegittima dallo stesso Dipartimento. Da qui la presa di distanza dei dipendenti e la richiesta di dimissioni collettive.

Il presidente Stanzione si dice sereno e respinge le pressioni politiche per dimissioni immediate, provenienti in particolare dalle forze di opposizione, forse dimenticando che i membri del Collegio siano stati nominati durante il Governo Conte II. Il Collegio, almeno in una prima fase, ha rivendicato la propria autonomia e indipendenza istituzionale.

Nei giorni scorsi, tuttavia, uno dei componenti, l’avvocato Guido Scorza ha rotto le righe rassegando le dimissioni irrevocabili dalla carica.

Dai dettagli delle accuse emerge un quadro certamente complesso, soprattutto in considerazione del delicato ruolo istituzionale affidato all’Autorità. L’auspicio è che si possa fare quanto prima piena chiarezza, in un senso o nell’altro; ciò nondimeno, la vicenda impone una riflessione sulla necessità di una maggiore selettività da parte della politica, in particolare nelle nomine relative a incarichi di elevata responsabilità e rilevanza istituzionale.

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