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“E LA NAVE NON VA”: SPETTACOLO DI TEATRO SOCIALE NEL CARCERE DI SECONDIGLIANO, PROGETTO DE LA NUOVA COMUNE

“E LA NAVE NON VA”: SPETTACOLO DI TEATRO SOCIALE NEL CARCERE DI SECONDIGLIANO, PROGETTO DE LA NUOVA COMUNE
  • PubblicataGennaio 4, 2026

Il teatro come processo educativo, formativo e sociale. È questo il cuore di E.P. L’Eco del Tempo, progetto finanziato dal Ministero della Giustizia e realizzato dall’associazione La Nuova Comune APS all’interno della Casa Circondariale P. Mandato di Secondigliano. Un percorso che ha coinvolto i detenuti di Alta Sicurezza del reparto Tirreno, trasformando il linguaggio teatrale in uno strumento concreto di formazione, relazione e responsabilità condivisa.

Il progetto affonda le proprie radici in un cammino avviato due anni fa con il laboratorio teatrale Sotto il Segno di Caino, da cui ha preso forma un’esperienza continuativa capace di superare la dimensione dell’evento per farsi processo. In questo contesto, il teatro non è stato inteso solo come espressione artistica, ma come spazio di ascolto, confronto e costruzione collettiva.

Accanto al laboratorio teatrale, E.P. L’Eco del Tempo ha previsto una serie di workshop dedicati ai mestieri dello spettacolo: scenografia, costumeria e maschera, luci e audio, videomaking e fotografia di scena. Percorsi condotti da professionisti del settore – Carlo Dini, Stefania Romagna, Francesco Fele, Giusi D’Alessio, Mirko Amato – pensati per offrire competenze tecniche di base e strumenti concreti, capaci di aprire nuove possibilità formative.

Come sottolinea la presidente de La Nuova Comune APS, Deborah Di Francesco, l’obiettivo non è mai stato quello di limitarsi a un’esperienza isolata: «L’intento è costruire basi solide per percorsi professionalizzanti che possano trasformare il lavoro artistico in una reale opportunità formativa e di futuro».

Da questo percorso nasce E la nave non va, spettacolo conclusivo del progetto, che porta in scena una drammaturgia diretta e stratificata, capace di alternare ironia e profondità, immagini oniriche e poesia. In scena, gli allievi attori detenuti della compagnia I Non volevano scendere condividono il palco con i professionisti de La Nuova Comune APS – Deborah Di Francesco, Josepha Pangia, Valentina Coppola, Costanzo Salatiello, Francesco Barra, Alessio Palumbo, Stefano Coppola – in un lavoro che abbatte simbolicamente le mura tra “dentro” e “fuori”.

Il mare evocato dalla drammaturgia diventa spazio comune, metafora di una condizione che riguarda l’intera collettività. Nessuno è escluso, nessuno può dirsi spettatore neutrale. «In questo mare ci siamo tutti», sembra suggerire lo spettacolo, ricordando che la responsabilità della rotta non può essere delegata.

Il progetto ha esteso il proprio raggio d’azione anche oltre il carcere, coinvolgendo la città attraverso convegni interattivi e incontri pubblici dedicati al Teatro Sociale e Civile come strumento di prevenzione, educazione e informazione. Momenti di confronto in cui operatori, artisti, docenti, studenti e istituzioni sono stati chiamati non solo ad ascoltare, ma a fare esperienza, a interrogarsi sui confini tra arte e responsabilità civile.

In questo dialogo con l’esterno si inserisce anche Scetate Partenope, performance di Teatro Civile portata in scena da La Nuova Comune APS, che diventa ponte simbolico tra dentro e fuori, restituendo alla comunità la responsabilità dello sguardo e della memoria. Un invito al risveglio personale e collettivo, inteso come scelta consapevole.

Alla fine, la nave non è solo quella che vediamo in scena. È il carcere, è la città, è il tempo che attraversiamo insieme. Il teatro, in questo viaggio, non salva e non assolve: chiama. Chiama a guardare, a restare, a riconoscere nell’altro una parte di sé. Perché se è vero che in questo mare ci siamo tutti, allora la nave va — o non va — a seconda di quanto siamo disposti a prenderne il timone. E a farlo, finalmente, insieme.

Ilenia Anna Sicignano

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