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All’alba di una nuova giustizia

  • PubblicataGennaio 7, 2026

Negli ultimi pochi giorni il mondo si è ritrovato in subbuglio per alcuni movimenti anomali dell’alleato italiano ed europeo per eccellenza, gli Stati Uniti d’America.
Introduciamo all’accaduto cercando di utilizzare quanta più neutralità possibile, dato che è lecito intendere diverse, perfino contrastanti, verità, a seconda della fonte che racconta e del focus indagato.


Ne verrà però ovvio intendere che, siccome non si è a conoscenza di tutto lo scibile, dato che le parole hanno una loro forza, qualsiasi articolo su qualsiasi argomento potrà sembrar di parte.
Così come lo potrebbe sembrare dire ‘Trump ha attaccato Caracas alle ore 03:00 del 3 Gennaio catturando il presidente venezuelano Maduro e sua moglie, e ha ucciso circa 80 persone’; eppure è quello che è successo, ed edulcorare queste parole non modificherebbe l’avvenimento.
Allo stesso modo di come informarsi sulle ingiustizie commesse internamente negli anni dal rapito non sembrano sufficienti a rallegrarsi della fine del suo regime. Accusato di narcotraffico e terrorismo e con questi capi (d’accusa) processato; il Venezuela è ricchissimo di riserve petrolifere però, ed ecco che allora tutto pare più chiaro, che si intuisce come sia ricapitata la classica americanata, tutta una questione di soldi. Ma siamo sicuri?
La storia è più complessa di quel che appare. Superpotenze mondiali hanno aspramente criticato Donald, e chi non lo ha fatto spera però che sul serio ci sia una transizione democratica nello stato depredato del suo Maduro. Già, perché lì a Caracas sono felicissimi di aver perso il loro sindacalista: finalmente sono liberi.

Esattamente come a Milano, a Roma, o in tante altre grandi città italiane, europee e mondiali (ma di certo non venezuelane), si manifesta ammonendo Trump e criticando l’immobilismo delle altre nazioni.
Tutto è confuso, nulla appare certo.
Tranne che la tuta di Maduro è andata a ruba online dopo che quella foto di lui che scende dall’aereo ha fatto il giro del mondo. Chissà se nel 2025 la Nike lo sapeva di avere uno sponsor così grande ad attenderla agli inizi dell’anno nuovo.


Complottare è inutile, ma nel frattempo gli Stati Uniti minacciano altri Stati, territori vicini e lontani, l’Asia forse risponderà, l’Europa attende e fa scudo attorno alla Danimarca (per la Groenlandia), Putin continua la sua invasione, a Gaza la gente non ha mai smesso di morire ingiustamente.
La definizione di guerra mondiale non ci permette di dire che una è attualmente in atto, ma quanto è lontana oggi la pace?

Pasquale Thomas Troiano

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