Il quadro della Madonna delle galline
La devozione per la Madonna detta delle galline affonda le sue radici in piena Controriforma. La tradizione vuole che l’icona originale, del tipo Glicofilusa in cui il Bambino appoggia la sua guancia a quella della Madre in un’espressione di dolce intimità, sia stata una tavola di legno di VIII-IX secolo, rappresentante la Vergine del Carmelo. Arrivata per mare dall’Oriente durante la furia iconoclasta, fu portata a Tramonti nella chiesa di Sant’Elia a Paterno ma, tenuta in pessimo conto, scese a valle durante un’alluvione; qui fu rinvenuta la Domenica in Albis in un’aia dove razzolavano alcune galline, che successivamente le “trasferirono” l’insolito e particolare appellativo. La svolta al culto si ebbe nel 1609 quando la Madonna apparve in sogno ad uno storpio predicendogli una totale guarigione e dopo di esso altri sette miracoli diedero l’impulso all’edificazione di una nuova chiesa e alla riproduzione su tela della tavola, che il tempo e l’incuria avevano ridotto in pessime condizioni. La nuova effigie fu collocata nell’Altare maggiore della chiesa (elevata a Santuario diocesano nel 1954), nel luogo esatto in cui era stata rinvenuta dalle galline. La devozione e l’identificazione con l’appellativo finirono col diventare parte integrante del nome già dal ‘700, e verso la fine dello stesso secolo, nel 1786, il Capitolo Vaticano concesse l’Incoronazione, un rito molto importante rivolto a effigi di particolare devozione. Il quadro, sempre visibile sull’altare a differenza della statua settecentesca esposta al culto solo nel periodo della festa e in via eccezionale in questo anno giubilare, è oggetto principale dei toselli, gli altari che ogni anno vengono allestiti nei portoni di Pagani e dal 29 marzo una sua riproduzione con annesso tosello è in esposizione permanente al MUCIV, il Museo delle Civiltà di Roma, segno dell’importanza dell’intera festa, inserita dal 2022 nel Patrimonio immateriale della Campania, e che quest’anno inizierà col particolare rito dell’apertura delle porte alle 18 del 25 aprile per concludersi con la deposizione delle tammorre, simbolo della parte folkloristica, all’alba di lunedì 28 aprile. Un evento da non perdere per la sua importanza e suggestione. Giuseppe Pio Troisi