EMERGENZA CLIMATICA IN ITALIA: CONTIAMO ANCORA I DANNI O INIZIAMO A PROGETTARE LA PREVENZIONE?
IL MALTEMPO SPAZZA VIA L’ITALIA: QUANDO LA PREVENZIONE?
L’Italia è sotto assedio, devastata da piogge torrenziali, venti furiosi e fiumi esondati. Il ciclone Erminio ha colpito il Centro e Sud Italia, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e paura. Ma è davvero solo “maltempo”? O è la crisi climatica che sta stravolgendo la nostra quotidianità?
Le immagini sono apocalittiche: ponti crollati, strade allagate, case distrutte. Il ponte sul Trigno è crollato, l’infrastruttura monitorata e chiusa per precauzione, ma incapace di reggere tre giorni di pioggia incessante. E oggi quel ponte mette a nudo la fragilità strutturale di un Paese che continua a rincorrere le emergenze invece di prevenirle. Dopo Niscemi, ancora a contare i danni e le vittime invece di attrezzarci per i disastri, come succede da 15 anni in Giappone, ad esempio.

LA COLPA È DEL CLIMA, NON DEL TEMPO: Il dissesto idrogeologico, denunciato da anni e mai affrontato in modo strutturale, si intreccia oggi con un clima instabile che amplifica ogni fragilità. Ponti, strade, ferrovie, di competenza del Ministero delle Infrastrutture, attualmente gestito da Matteo Salvini, e centri abitati: tutto ciò che era stato progettato per un tipo di clima che non esiste più, oggi si trova esposto a sollecitazioni nuove, più intense, più frequenti, violente.
E, mentre si punta il dito alla “Generazione Gaza” perchè “Gretina” o “troppo sensibile“, le tragedie danno ragione a chi si preoccupa per la cosa pubblica anche in accezione ambientale.
Fino a quando continueremo a rincorrere le emergenze invece di prevenirle? Fino a quando continueremo a pagare il prezzo della nostra incuria e della nostra ignoranza?È tempo di agire, di prendere misure concrete per affrontare la crisi climatica e proteggere il nostro Paese. Non possiamo più permettere che la nostra terra, da Nord a Sud, Niscemi docet, sia devastata da eventi estremi che sono diventati, ahimè, la regola.
Non bastava la guerra sotto casa…
Felice Vicidomini