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Alla scoperta dell’acquedotto romano di Sant’Egidio del Monte Albino e della sua fontana

Alla scoperta dell’acquedotto romano di Sant’Egidio del Monte Albino e della sua fontana
  • PubblicataMaggio 28, 2025

Limitare la presenza romana alla sola Pompei è riduttivo e fuorviante. Il nostro territorio è variamente disseminato di reperti antichi, alcuni perfettamente conservati e visitabili, altri studiati e riseppelliti. Ma ciò che fino a pochi anni fa era del tutto sconosciuto è l’acquedotto romano di Sant’Egidio del Monte Albino. Studiato solo a partire dal 2000 e attualmente reso visitabile grazie all’incessante lavoro della locale Pro Loco, esso è di tipo ipogeo cioè sotterraneo. Edificato in opus incertum con lastroni di tegole utilizzati come volta, l’acquedotto si sviluppa nelle viscere della montagna ad una profondità di 25 mt. per 478 mt. di lunghezza e due di altezza, con cinque pozzi di areazione. Attraverso varie diramazioni, il nostro acquedotto riesce a prendere l’acqua che filtra per percolazione dalla montagna e la porta fino alla fontana. Stupore crea inoltre la lucentezza e il candore del bianco dato dai depositi calcarei che si sono sedimentati lungo le sue pareti nel corso dei millenni. Lo sfogo dell’acquedotto è la fontana, anticamente detta di San Nicola e oggi Helvius dal nome del pretore nocerino che la fece realizzare a sue spese con l’acquedotto nel I a.C.. Essa si presenta come un unico blocco di marmo bianco con decorazioni in rilievo su tre lati e al bordo una incisione, probabilmente a lettere di bronzo o piombo, riporta il nome del Pretore. Due delle tre decorazioni rappresentano il dio Sarno, in linea con l’iconografia pompeiana (qui sempre raffigurato in pittura) mentre l’ultima, che guarda verso il mare è la rappresentazione del dio Nettuno col tridente in mano. L’acquedotto e la sua fontana, ad oggi perfettamente funzionanti ma evidentemente non potabili per le condutture in piombo tipiche delle costruzioni romane, è stata nel corso dei millenni l’unica fonte di approvvigionamento idrico dell’intera comunità che proprio attorno ad esso -e sull’adiacente villa romana- edificò il suo centro religioso e politico.

Giuseppe Pio Troisi

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