TRAPANI CAPITALE DEL CUORE: IN OSPEDALE CON FIDO| TUTTO QUI GREEN
Oggi, in Tutto Qui Green, speciale Animali, voglio raccontarvi una notizia che profuma di casa, di coda che scodinzola, di fusa sul cuscino. Una notizia che parla di medicina, sì, ma soprattutto di umanità. L’ASP di Trapani ha fatto un passo che in pochi avevano avuto il coraggio di fare: ha aperto davvero le porte dei suoi ospedali agli animali d’affezione.
Cani, gatti e conigli ora possono entrare nelle strutture sanitarie aziendali, non più come “eccezione da valutare”, ma come diritto riconosciuto, regolamentato, rispettato.
Il primo battito di coda in corsia
Nei giorni scorsi, nel reparto di Patologia Clinica dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani, è accaduto qualcosa che andrebbe insegnato nelle scuole di medicina. Un paziente, spaventato come chiunque lo sarebbe davanti a un ago e a un’ansia che stringe il petto, ha affrontato il prelievo con il suo cane stretto al petto. Nessun modulo da compilare in fretta, nessuna faccia storta del personale. Solo accoglienza. Solo comprensione. Il cane, racconta la responsabile del reparto, “per tutto il tempo è rimasto tranquillo, in braccio al suo proprietario, rendendo più sereno anche il paziente”.
Pensateci un attimo: quante volte un esame, una visita, un ricovero ci fanno sentire soli, piccoli, impotenti? Quante volte avremmo voluto avere accanto proprio quella creatura che ci conosce meglio di chiunque altro, che non ci chiede spiegazioni, che sa solo stare al nostro fianco e vuole farlo? Da oggi, a Trapani, è possibile.
Un regolamento che guarda avanti, non indietro: Questo non è un gesto isolato. L’ASP di Trapani ha emanato un regolamento chiaro, tra i primi in Italia, che disciplina l’ingresso degli animali d’affezione in ospedale. Dentro ci sono regole di igiene, percorsi dedicati, orari, accorgimenti per tutelare tutti. Perché civiltà non significa anarchia: significa trovare il modo di includere, non di escludere.
Ma c’è di più. Il regolamento introduce percorsi strutturati di pet therapy per i malati oncologici. E qui la parola “terapia” prende un significato nuovo. Non parliamo solo di farmaci e macchinari, parliamo di quella forza inspiegabile che nasce quando una zampa ti sfiora la mano mentre sei steso su un letto d’ospedale e credi di morire, o forse sta succedendo. Parliamo di abbassare il cortisolo, di alzare le endorfine, di ricordare al cuore che la vita è ancora lì, che aspetta fuori da quella porta, e ha un muso umido che sa di crocchette.
ENPA Trapani: “Era ora. Gli animali curano”
ENPA di Trapani ha accolto la notizia con commozione e orgoglio. Perché da anni siamo in corsia, in RSA, nelle case di chi non ce la fa più da solo. E sappiamo una cosa: la presenza di un animale accanto al proprio compagno umano non è un capriccio. Non è un vezzo. È conforto quando le parole finiscono. È sicurezza emotiva quando il mondo fuori fa paura. È sostegno psicologico quando la mente vacilla più del corpo. Gli animali non giudicano la malattia, non contano i giorni di prognosi, non si stancano di aspettare. Restano. E quel “restare” è già metà della cura.
La sanità che vogliamo è questa: per troppo tempo abbiamo pensato che l’ospedale fosse un sinonimo di bianco, silenzio, distacco. Abbiamo sterilizzato anche le emozioni, convinti che per guarire bastasse il corpo. Ci sbagliavamo. Spirito e anima servono. Servono eccome!
La sanità del futuro, quella vera, è una sanità che ti guarda negli occhi e ti chiede “di cosa hai bisogno per stare meglio?”.
Se la risposta è “del mio cane”, allora la risposta giusta è “entri pure”.
Trapani ha dimostrato che si può fare. Che si può coniugare igiene e affetto, protocollo e cuore, scienza e anima. Ha dimostrato che una struttura pubblica può scegliere di essere più umana, senza perdere nulla della sua professionalità. Anzi, guadagnandone tanto.

Un esempio che deve fare scuola
Oggi applaudiamo Trapani. Domani ci aspettiamo che Roma, Milano, Napoli, Palermo e ogni altra città d’Italia segua questo esempio. Perché nessun paziente dovrebbe affrontare la paura da solo, se fuori dalla porta c’è qualcuno a quattro zampe che aspetta solo di dirgli “ci sono anch’io e siamo forti insieme“.
Agli amministratori, ai direttori sanitari, a chi prende decisioni: guardate Trapani. Copiatela. Miglioratela. Ma non restate fermi. La civiltà di un Paese si misura anche da qui, da come trattiamo chi soffre, umano o animale che sia!
Grazie, Trapani. Oggi hai ricordato a tutti noi che curare significa anche amare.
Felice Vicidomini