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Sanità

SCANDALO EUROVO: QUANDO IL PROFITTO NON BADA ALLA SALUTE

SCANDALO EUROVO: QUANDO IL PROFITTO NON BADA ALLA SALUTE
  • PubblicataMaggio 26, 2026

Uova scadute, muffa e topi: l’inchiesta di Report accende i riflettori sul “liquido magico” dell’industria alimentare

Il servizio di Giulia Innocenzi mostra le condizioni dello stabilimento Eurovo di Occhiobello.

L’azienda respinge le accuse e parla di standard rigorosi. Al centro anche il tema dei mega allevamenti intensivi.

L’inchiesta di Report

Con “La Frittata”, andata in onda il 24 maggio, Giulia Innocenzi torna a guardare al lato meno visibile dell’industria alimentare. Il servizio si concentra sulla filiera del liquido d’uovo, il prodotto trasformato usato per dolci industriali, creme, pasta fresca, maionese e preparazioni della ristorazione.Il cuore dell’inchiesta è lo stabilimento Eurovo di Occhiobello, in provincia di Rovigo, uno dei principali poli italiani per la trasformazione delle uova.

Report dice di essere entrata in possesso di materiale collegato a una denuncia presentata da 58 lavoratori. Le immagini mostrano uova sporche di deiezioni e sangue, tracce di muffa e prodotti scaduti da giorni.“

Capitava che c’erano prodotti scaduti da quattro o cinque giorni. Era un cambio che avveniva tutti i giorni”, racconta un lavoratore intervistato. Secondo la trasmissione, il liquido d’uovo scaduto veniva rimesso in cisterna e mischiato a prodotto sano. Nei video compaiono anche pezzi di guanti, bicchieri e quella che sembra una carcassa di gallina. Vengono mostrati topi che si aggiravano nello stabilimento e finivano annegati nel liquido.

La replica di Eurovo

L’azienda respinge le contestazioni. In una nota Eurovo afferma di “operare da sempre garantendo il pieno rispetto dei più rigorosi standard di sicurezza” e che eventuali prodotti non conformi vengono scartati.Eurovo sottolinea di sottoporsi ogni anno ad audit di clienti, enti di certificazione e autorità, anche non annunciati.

“Eventuali scostamenti dagli standard previsti vengono affrontati con tempestività attraverso l’attivazione di specifici piani correttivi”, si legge.

Sulla presenza di plastica, roditori o volatili, l’azienda parla di una possibilità “remota, quasi certamente imputabile a sabotaggi volontari volti a danneggiare l’azienda e il marchio”. Tali contaminazioni, aggiunge, causerebbero problemi tecnici immediati agli impianti e contestazioni da parte dei clienti.Sul riutilizzo del prodotto, Eurovo spiega che è possibile solo se il prodotto è sempre rimasto sotto controllo aziendale, esiste evidenza documentale delle condizioni di conservazione e il rischio microbiologico è stato valutato secondo il piano HACCP. In caso contrario il prodotto viene smaltito secondo le normative vigenti.Il nodo dei mega allevamenti intensiviL’inchiesta non si ferma alla trasformazione. Report punta anche sul modello produttivo degli allevamenti intensivi che riforniscono Eurovo. Tra i fornitori citati c’è Fattorie Menesello, l’allevamento di Simone Menesello, presidente degli avicoltori di Confagricoltura, già oggetto di precedenti inchieste della giornalista.Si parla di un impianto che potrebbe arrivare a ospitare fino a 1,3 milioni di galline ovaiole a Lozzo Atestino, in provincia di Padova: oltre 600 animali per abitante. Immagini diffuse in passato mostravano carcasse nelle gabbie accanto agli animali vivi, cumuli di galline morte nei corridoi e uova sporche di sangue e feci.

Le verifiche successive delle autorità, secondo Report, avrebbero riscontrato un numero limitato di anomalie rispetto a quanto mostrato dalle inchieste giornalistiche.Resta aperto il dibattito sull’impatto ambientale e sanitario degli allevamenti intensivi: emissioni, gestione dei reflui, consumo di suolo, benessere animale e rischio epidemiologico. Il tema è tornato centrale dopo le epidemie di influenza aviaria che hanno portato all’abbattimento di milioni di animali in Europa.

Perché la questione riguarda tuttiLe uova liquide industriali non arrivano direttamente sulle tavole, ma finiscono come ingrediente in prodotti confezionati e nella ristorazione. Per il consumatore è quasi impossibile risalire all’origine delle uova usate.Il messaggio di Report è chiaro: il costo delle uova low cost non si misura solo al supermercato, ma anche nelle conseguenze ambientali, sanitarie e sociali di un sistema spinto alla massimizzazione industriale.

Mangiamo cibi contaminati, lontani dal rispetto del consumatore e della natura.

Nel nome del profitto, quanto siamo ancora disposti a sacrificare?

Felice Vicidomini

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