SCANDALO AMBIENTALE IN ITALIA: LA “CHERNOBYL ITALIANA” CHE UCCIDE I CITTADINI (ED È VICINA ALLA CAMPANIA!)
La Valle del Sacco, nel Lazio, è uno dei siti più inquinati d’Italia. Per decenni, industrie chimiche hanno sversato sostanze tossiche nel fiume, contaminando acqua, aria e suolo. Il risultato? Valori di lindano cancerogeno nel sangue degli abitanti oltre i limiti, tumori e malattie, ovviamente.
Eppure, nonostante le prove, nessun colpevole è stato condannato, d’altronde siamo in Italia. La giustizia è caduta in prescrizione (che, se si riformasse in tal senso, sarei anche favorevole, ma così come la si vuole rifondare no, perchè tutelerebbe ancora di più chi ha questi peccati sulla coscienza).
I FATTI:
– 1962: nasce il “Nucleo di industrializzazione Valle Sacco”, un progetto di sviluppo industriale che ha portato alla costruzione di diverse fabbriche chimiche nella zona
– 1978: il Cnr di Roma indaga sull’inquinamento e rileva livelli elevati di sostanze tossiche nel fiume e nel suolo
– 2005: 25 vacche muiono avvelenate dopo aver bevuto acqua del fiume, facendo scattare l’allarme per la salute pubblica
– 2013: si scopre che i rifiuti tossici sono stati sversati nel fiume e interrati in diverse zone, per “smaltirli“
– 2022: la condanna per disastro ambientale cade in prescrizione, lasciando le vittime senza giustizia e una terra tossica a farle un complimento
LE CONSEGUENZE:
– Valori di lindano nel sangue degli abitanti oltre i limiti, con un aumento del rischio di tumori e malattie
– Contaminazione di acqua, aria e suolo, con impatti negativi sulla biodiversità e sull’ecosistema locale
– Impatti sulla salute umana, con casi accertati e comprovati di tumori e malattie croniche
LE INDAGINI E LE AZIONI:
– Nel 2009, la Regione Lazio ha avviato un programma di sorveglianza sanitaria ed epidemiologica per i residenti nella zona
– Sono state condotte indagini trasversali sulla popolazione locale per valutare l’esposizione a sostanze tossiche
– Sono state implementate campagne di monitoraggio continuo degli allevamenti e della qualità dell’acqua e del suolo
È tempo di chiedere giustizia per le vittime di questo disastro ambientale e di lavorare per una bonifica completa della zona e una tutela della salute pubblica. Lo Stato Italiano dovrebbe trovare, processare e condannate i responsabili, ma soprattutto bonificare un’area che miete vittime.
Felice Vicidomini