PCI: COSA RESTA DI PALMIRO TOGLIATTI OGGI?
Un tempo l’Italia aveva 3 potenze, anzi 4: la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista, il Movimento Sociale Italiano e il Partito Socialista Italiano.
Il PCI ad un certo punto ha avuto un uomo come leader conosciuto ai più come Palmiro Togliatti, colui che fu capace di essere ambiguo in ogni relazione: dai fascisti alla Russia Sovietica.
Il rapporto tra Palmiro Togliatti e i fascisti è un tema complesso e controverso, più del rapporto tra Togliatti e Stalin, di cui l’italiano ne era una convinta cheerleader. Togliatti, come leader del PCI, aveva una strategia politica che prevedeva la possibilità di collaborare con forze diverse, anche con quelle che non erano tradizionalmente alleate del comunismo, tipo i missini, idea abominevole per un comunista e contrastata da persone interne al partito e dagli elettori rossi.
Negli anni ’60, Togliatti iniziò a stabilire contatti con alcuni esponenti del MSI, tra cui Giorgio Almirante, con l’obiettivo di creare un fronte comune contro la DC e il capitalismo americano, permeato nel Belpaese.
Questo progetto, Deo Gratia, non ebbe seguito, ma dimostrò la volontà di Togliatti di esplorare nuove strade per il PCI, seppur di rinnegazione del principio cardine del comunismo italiano. Tuttavia, è importante notare che Togliatti, nonostante l’amnistia verso i prigionieri dalle camicie nere e questo tentativo rossobruno, non abbandonò mai la sua identità comunista e antifascista in pubblico, in privato, però non è dato sapere.
La sua strategia era più volta a creare un fronte ampio, troppo, contro il capitalismo e la DC, piuttosto che a fare alleanze con i fascisti, che comunque in alcuni comuni avvennero. Strano però, contando che Mussolini, in punto di morte, chiese ai suoi “discepoli” di virare verso il PSI, qualora non avessero creato il fu MSI (parola di Cossiga, ex presidentissimo). Che sia un falso storico per delegittimare la sinistra? Magari in favore di una liberal-capitalistica realtà filo-angloamericana? O davvero Togliatti credeva nel rossonero prima che la Nocerina fosse di moda? Questo resterà un mistero.
Enrico Berlinguer invece, che divenne segretario del PCI nel 1972, cambiò radicalmente la linea politica del partito, a ben donde direi.
Berlinguer era convinto che il PCI dovesse tornare alle sue radici comuniste e antifasciste, e che dovesse prendere le distanze dalle forze reazionarie e nostalgiche.Questi, infatti, lanciò la politica del “compromesso storico” con la DC, ma chiarì che questo non significava abbandonare i principi del comunismo e dell’antifascismo, nè voleva avviare una “bastardizzazione”.
Anzi, Berlinguer rafforzò la lotta contro il terrorismo di destra e di sinistra e sostenne la creazione di un governo di unità nazionale per contrastare la crisi economica e politica dell’Italia. Sotto la guida di Berlinguer, il PCI tornò a essere un partito di opposizione al governo, ma anche un partito che difendeva i diritti dei lavoratori e delle classi popolari, ponendo le basi dell’Eurocomunismo, la versione democratica dell’idea sociale.
Questa politica contribuì a ridare al PCI la sua vera identità, quella di un partito comunista e antifascista, che si batteva per la giustizia sociale, i diritti civili e la democrazia. In sintesi, Togliatti aveva una strategia politica più “flessibile” e aperta alle collaborazioni verso fronti opposti, in Italia, mentre verso l’estero era Staliniano convinto, invece Berlinguer, grazie alla sua spiccata smania di rendere l’Italia un posto migliore, riportò il PCI alle sue radici comuniste e antifasciste, dando al partito una nuova identità, più democratica, e una nuova direzione politica, coadiuvato anche da altri partiti comunisti europei.
Cosa resta di quel PCI?
Oggi, per me, Conte e Fratoianni, con i dovuti paragoni, hanno raccolto l’eredità di Berlinguer, in un mondo oramai perdutamente Craxizzato, Andreottizzato e destrosizzato all’inverosimile, dove le alternative che si dichiarano comuniste sono poche, vandale e non raggiungono il 2%. In un quadro fluido, Fratoianni per idee e volontà, Conte per spirito e somiglianza, si ergono, loro due, come baluardi di Resistenza in una politica distante anni luce dalle necessità del popolo, fatta maggiormente di cartone e poliestere.
La politica, certo, da sempre segue inflazioni invisibili, segrete, fatte di compromessi, ma ciò che conta alla fine non è altro che, nonostante i colori, l’antifascismo ed il bene dell’Italia siano prioritari!
Felice Vicidomini