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Fragili vascelli: il Mediterraneo come destino comune

Fragili vascelli: il Mediterraneo come destino comune
  • PubblicataAprile 28, 2026

È sempre una nascita – diceva lo Straniero – e la morte un’aggiunta, non una sottrazione. Ghiannis Ritsos.

Nella giornata odierna, presso il Teatro d’Ateneo “F. Alison” dell’Università degli Studi di Salerno, uno spettacolo di arte, musica e parola ha attraversato l’intero mondo accademico, trasformando lo spazio universitario in un luogo sospeso, dove il tempo sembra piegarsi e le epoche si toccano.

Al centro della scena, il “viaggio”. Non solo come tema, ma come condizione dell’umano: il partire, l’attraversare, il perdersi e il ritrovarsi. L’omaggio a Crêuza de mä di Fabrizio De André non si è limitato alla celebrazione di un album, ma ne ha fatto emergere la forza originaria: quella di un’opera che rifiuta ogni idea cristallizzata di “Mediterraneo” per restituirlo come “lingua” in movimento, instabile, mai del tutto traducibile. Il mare non è soltanto paesaggio, ma soglia; il timone non è solo guida, ma destino; la partenza non è mai definitiva, ma ritorno possibile o impossibile a un’origine che si sposta continuamente.

In questo orizzonte si inseriscono i Poemi conviviali di Giovanni Pascoli, nei quali il mito e la classicità si fanno strumenti per interrogare il presente. Le figure del viaggio antico, dei naviganti, delle traiettorie che attraversano il Mediterraneo, sembrano riemergere come immagini speculari del nostro tempo: perché il tema della migrazione, dello sradicamento e dell’approdo non appartiene soltanto al passato, ma attraversa la contemporaneità con una forza silenziosa e costante. Siamo tutti, in qualche misura, stranieri in transito.

A questo stesso respiro si lega la voce di Ghiannis Ritsos, da Quarta Dimensione, dove il tempo si stratifica e la memoria diventa spazio abitabile, e la poesia “Migranti” di Derek Walcott, che riporta con urgenza il viaggio alla sua dimensione storica e politica, ma anche profondamente umana: il mare come ferita e come passaggio, come confine e come attraversamento perenne, politico e umano.

È proprio qui che Crêuza de mä trova la sua risonanza più profonda. L’album non racconta semplicemente il Mediterraneo, ma gli dà voce nella sua lingua più arcaica e più viva: una lingua di porti, di approdi notturni, di commerci e di solitudini, dove ogni parola sembra provenire da una frontiera mobile. La musica diventa allora nave, corrente, deriva e orientamento insieme.

Lo spettacolo CRÊUZA DE MÃ – 42 ANNI, UN MEDITERRANEO, realizzato da Alessandro Adami (voce, chitarra e bouzouki), Maurizio Giannone (percussioni e cori), Roberto Giannone (chitarra), Stefano Zeni (violino) e Giuseppina Turra (attrice), ha costruito un tessuto sonoro e narrativo in cui parola e musica non si sono limitate a convivere, ma si sono continuamente attraversate.

A darne forma visibile il live painting di Paolo Castaldi, le cui immagini, nate in tempo reale, hanno restituito la contemporaneità del racconto: figure in trasformazione, segni in movimento, come se la scena stessa fosse una carta nautica ancora in costruzione. L’iniziativa, inserita nella X edizione della rassegna Racconti del Contemporaneo – “Navighiamo su fragili vascelli”, promossa dall’associazione culturale Tempi Moderni, si colloca all’interno della mostra diffusa Infiniti mondi. Viaggio nella poetica di Fabrizio De André, ospitata a Salerno presso Palazzo Fruscione fino al 2 giugno.

In questo intreccio di linguaggi, lo spettatore non assiste soltanto a uno spettacolo, ma attraversa un’esperienza: quella di un Mediterraneo che non appartiene al passato né al presente, ma li contiene entrambi. Un mare che continua a parlare di partenze, di rotte, di timoni incerti e di approdi mai definitivi. E forse, proprio per questo, di noi.

Annarita Rafaniello

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