Cristoforo Colombo, eroe o carnefice?
È divenuta grottesca e sterile la polemica contro la figura di Cristoforo Colombo che va insediandosi sempre più nei nostri giorni. L’Ammiraglio, ritenuto il principale responsabile dei genocidi che, dopo di lui insanguinarono il Nuovo mondo, come sappiamo morì nel 1506 e non fece dunque in tempo a conoscere i deliri politically correct e le dicerie sulla sua fama e gloria.
La cosa poi singolare è che contro Colombo sembrano cospirare non soltanto le autorità del potere civile: ben cinque secoli di storia hanno lavorato per infangare o modificare l’immagine di Colombo, tant’è che oggi del Navigatore che ha cambiato la storia il vasto pubblico conosce poco o niente di vero.
Le 2 Scuole di Pensiero
Attorno alla figura dell’eroico navigatore genovese circolano due correnti, quella che lo identifica come “Eroico Esploratore”: un’audace navigatore che, grazie alla sua determinazione, ha realizzato un’impresa epica, cambiando la geografia e la storia del mondo, spesso paragonato a un moderno Ulisse per il suo coraggio e riconosciuto per aver aperto la rotta atlantica e per aver scoperto nuove terre, inaugurando l’era delle grandi esplorazioni; e quella che lo identifica come “Crudele Colonizzatore”: un carnefice o uno schiavista, accusato di aver sfruttato e torturato le popolazioni locali per scopi economici e di potere, colui che ha segnato l’inizio della sottomissione e distruzione delle culture indigene.
Il caso Colombo negli USA

A Colombo sono dedicate strade, piazze e monumenti in tutti gli Stati Uniti. Numerose contee e città – tra le quali le capitali dell’Ohio e della South Carolina – e una prestigiosa università – la Columbia University di New York – portano il suo nome, o quello da lui derivato di Columbia. In suo onore il territorio della capitale degli Stati Uniti si chiama, appunto, District of Columbia. (Una statua di Cristoforo Colombo a Providence, Rhode Island, vandalizzata in occasione del “Columbus Day”)

In netto contrasto con questo glorioso passato, a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso la figura dell’esploratore genovese è divenuta oggetto di dure critiche in particolar modo dagli attivisti dei movimenti che si battevano per i diritti dei nativi americani e di altre minoranze. Il navigatore genovese dunque, pur non avendo mai messo piede sul territorio attuale degli Stati Uniti, è divenuto simbolo del colonialismo, dello schiavismo e del genocidio dei nativi americani portando così le statue che lo raffigurano, sparse in tutti gli States, ad esser vittima di ogni genere di atto vandalico, fino alla loro totale rimozione. (La statua decapitata di Cristoforo Colombo a Boston, Massachusetts.)
Un Nobile Navigatore
Secondo una ricerca condotta dal Centro Studi Colombiani Monferrini, Colombo non sarebbe stato il povero marinaio descritto dai libri di scuola. Tutto, nella storia del navigatore, indica la sua formazione universitaria (studiò all’Università di Pavia) e la sua vasta cultura umanistica; il suo matrimonio con la nobile Felipa Perestrello, le entrature dei fratelli Colombo alle corti di Portogallo, Spagna, Francia e Inghilterra e i loro agganci con i banchieri genovesi e perfino con i pontefici sollevano il sospetto che il povero Cristoforo non fosse il figlio di un cardatore di lana, ma un aristocratico che aveva scelto la via del mare. Il nostro Colombo sarebbe dunque appartenuto alla famiglia dei monsignori di Cuccaro Monferrato.
Un Mistico Esploratore
Colombo visse una vita di fede, a tratti quasi mistica. Fu terziario francescano, ossessionato dall’idea di essere un inviato di Dio. Il suo era un cristianesimo imbevuto di profezie e misticismo; una religiosità da marinaio, spontanea e verace perché consapevole di dovere la riuscita di ogni viaggio alla sola azione della Provvidenza
La Misteriosa Sepoltura
Subito dopo la sua morte, nel 1506, venne interrato nella cripta di un monastero a La Cartuja per poi essere trasferito, nel 1509, all’interno della cattedrale di Siviglia. Nel 1537 le sue spoglie vennero condotte all’isola di Hispaniola, nella cattedrale di Santo Domingo. Ma fu un riposo che durò poco. Nel 1795, Santo Domingo venne ceduta ai francesi e al fine di impedire che i resti di Colombo finissero nelle loro mani, gli spagnoli li trasportarono prima a L’Avana e poi nuovamente a Siviglia, all’interno di quel maestoso catafalco tutt’oggi visibile nella cattedrale della città.

Storia conclusa? Assolutamente no. Nel 1877, alcuni lavori di restauro condotti nella cattedrale di Santo Domingo portarono alla luce una cassa di piombo recante la scritta Cristobal Colòn. Che il celebre esploratore non se ne fosse, quindi, mai andato da quell’isola? I dominicani non hanno dubbi.

E nel 1992, in occasione del 500° anniversario della scoperta delle Americhe, i resti del navigatore vennero traslati nel Faro di Colombo, un enorme monumento commemorativo eretto per l’occasione e aperto ai visitatori. Gli spagnoli, per nulla convinti che quelli fossero davvero i resti di Cristoforo Colombo, interpellarono alcuni genetistiper approfondire la questione. Nel 2003, venne confrontato il DNA delle ossa del Colombo sivigliano con quelle del fratello Diego, scoprendo l’assoluta connessione tra i due codici genetici. Morale: i resti nel sarcofago di Siviglia, perciò, appartengono al genovese. Peccato che la prova del nove prevedesse che la medesima operazione venisse effettuata anche con i presunti resti collocati a Santo Domingo. Non è da escludere, infatti, che durante i numerosi trasferimenti subiti dalla salma, alcune parti siano rimaste nell’isola caraibica. Ma le autorità dominicane hanno opposto un netto rifiuto. E la questione resta ancora aperta…
Giustizia Sociale
L’attacco alle statue di Colombo e il capovolgimento del mito costruito attorno alla sua figura sono anzitutto un’espressione del malessere, delle contraddizioni e dei mutamenti che si sono sviluppati nella società e nella cultura degli Stati Uniti e del mondo occidentale negli ultimi decenni. Sebbene la richiesta di una maggiore giustizia sociale e di un definitivo superamento dell’interpretazione tradizionale delle imprese di Colombo sia assolutamente condivisibile, la furia vendicatrice che si è scatenata negli ultimi periodi sembra essere un ostacolo a una riflessione equilibrata.
Cosa potremmo dunque fare? Sarebbe opportuno sviluppare ricerche e dibattiti tra gli studenti, non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia, dato che il navigatore genovese è stato a lungo celebrato anche da noi come una figura simbolo della storia e dell’identità nazionale. Il caso americano mostra come non solo lo stato, ma anche le comunità (in questo caso etniche) facciano pressione sulla memoria collettiva (i monumenti, le festività) e come la storia e gli storici siano in reale difficoltà a far sentire la propria voce. La soluzione apparentemente difficoltosa si rivela dunque essere banale, come “L’UOVO DI COLOMBO”, a proposito di questo aneddoto, conoscete la sua storia?
L’Uovo di Colombo
La leggenda narra che Cristoforo Colombo, rientrato dal suo viaggio in America, fu invitato a una cena in suo onore dal Cardinale Mendoza. Qui alcuni commensali tentarono di sminuire le sue imprese, ritenendole perseguibili da chiunque. Egli li sfidò quindi a fare un’altra cosa apparentemente alla portata di tutti: posizionare un uovo ritto sul tavolo. Tutti fallirono, ad eccezione di Colombo che vi riuscì schiacciando leggermente la base dell’uovo. Quando i gentiluomini protestarono dicendo che lo stesso avrebbero potuto fare anche loro, Colombo rispose: «La differenza, signori miei, è che voi avreste potuto farlo, io invece l’ho fatto!». Questo aneddoto ha acquisito valore simbolico per indicare un espediente mai pensato prima, ancorché semplice e ovvio, per risolvere una questione.
Daniela Pecoraro