105ESIMO ANNIVERSARIO DEL PCI: UN PO’ DI STORIA
Il Partito Comunista Italiano: una storia di passione, lotte e trasformazioni
Il 21 gennaio 1921, a Livorno, nasceva il Partito Comunista Italiano (PCI), un evento che avrebbe segnato la storia dell’Italia e del mondo. Con la sua fondazione, il PCI si proponeva di essere un partito rigorosamente rivoluzionario, basato sull’esclusione di qualsiasi tipo di accordo con i socialisti e sulla lotta per l’abbattimento del potere borghese, ma non solo…
Nasceva per essere il luogo dei partigiani e degli antifascisti che credevano in una Nazione libera.
Gli anni della Resistenza e della Liberazione
Durante la seconda guerra mondiale, il PCI giocò un ruolo fondamentale nella Resistenza italiana, organizzando le Brigate Garibaldi (nome infelice, considerando che Garibaldi consegnò uomini e donne liberi alla monarchia Savoia) e partecipando alla lotta armata contro il fascismo. La sua azione si estese anche alla promozione di scioperi e agitazioni operaie, contribuendo a creare le condizioni per la Liberazione dell’Italia dalla tirannia nera.
Il dopoguerra e la svolta di Salerno
Nel dopoguerra, il PCI, guidato da Palmiro Togliatti, si impegnò nella costruzione di un nuovo Stato democratico italiano. La svolta di Salerno, nel 1944, segnò un punto di svolta importante, con l’ingresso del PCI nel governo e la sua partecipazione alla vita politica nazionale.
Togliatti però ebbe una svolta strana: per contrastare l’ospite ingombrante di Washington, propose, dopo averli graziati, un accordo proprio con i fascisti che aveva combattuto anni prima. Inoltre mise l’Italia, in quel momento feudo americano, nel radar di Stalin, dittatore georgiano sovietico.

Gli anni di Berlinguer e il compromesso storico
Negli anni ’70 gli successe Berlinguer e il PCI, guidato dallo statista sardo, propose il compromesso storico, un patto di governo con la Democrazia Cristiana (DC) per affrontare la crisi economica e sociale del Paese. La proposta, però, fu ostacolata dalla DC e dal Partito Socialista Italiano (PSI), guidato da Bettino Craxi.
Moro fu rapito dalle Brigate Rosse, fu giustiziato secondo il “Tribunale del Popolo” e, solo anni dopo, alla morte di Giulio Andreotti, si scoprirà che questi, insieme agli Stati Uniti, alla CIA, alla P2 e al Gladio, fecero da registi, con la complicità di Cossiga, alla tragedia che di fatto segnò l’irrevocabile ed insanabile fine della reputazione conunista in Italia.
Nel 1991, infatti, il PCI si sciolse, dando vita al Partito Democratico della Sinistra (PDS). La fine del PCI segnò la fine di un’era e l’inizio di una nuova fase nella storia della sinistra italiana, orfana di un uomo come Berlinguer, capace di creare l’Eurocomunismo e di avere l’intelligenza politica di stringere accordi per evitare che i fascisti, ora MSI, potessero sfruttare, ancora una volta, il canale che Togliatti gli aveva aperto.
Conclusione
Il Partito Comunista Italiano ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’Italia e del mondo. La sua lotta per la giustizia sociale, la sua partecipazione alla Resistenza e la sua azione politica hanno contribuito a creare le condizioni per la nascita di un nuovo Stato democratico italiano. Nonostante le difficoltà e le contraddizioni, il PCI rimane un esempio di passione e di impegno per la causa della sinistra e della democrazia.
A 105 anni dalla sua nascita, molti figli illegittimi lo riconoscono, mentre molti figli legittimi se ne discostano, ignorando il peso politico di un partito visto come speranza dalla piccola borghesia e dal proletariato vittima di caporalato ed ingiustizie sociali.
Felice Vicidomini