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TUTTO QUI GREEN: PFAS E ACQUA, DAL 13 LUGLIO NOVITÀ!

TUTTO QUI GREEN: PFAS E ACQUA, DAL 13 LUGLIO NOVITÀ!
  • PubblicataLuglio 16, 2026

Acqua: dal 13 luglio 2026 è scattato il nuovo limite sui PFAS e i controlli arrivano fino al rubinetto di casa

Da oggi, infatti, l’acqua che esce dal rubinetto in Italia è sottoposta a regole diverse. Dopo sei mesi di rinvio, entra in vigore il decreto legislativo n. 102/2025 che abbassa drasticamente la soglia di tolleranza per quattro PFAS, considerati tra i più pericolosi, e sposta l’attenzione dei controlli fino all’ultimo metro di tubo, quello dentro le case, le scuole, gli ospedali e i condomini. Grazie a Dio!

Non è un semplice aggiornamento tecnico. È letteralmente un cambio di paradigma: fino a ieri la responsabilità del gestore idrico finiva al contatore, da oggi la catena di responsabilità si allunga fino al punto in cui bevi, cucini e ti lavi.

Il nuovo limite: 20 nanogrammi per litro per quattro PFASIl cuore del provvedimento è la soglia sulla somma di quattro sostanze PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS. Il limite massimo consentito è fissato a 20 ng/L.

Il valore deriva dalle valutazioni dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che negli ultimi anni ha rivisto al ribasso i livelli ritenuti sicuri. Il motivo è semplice: l’esposizione a queste molecole, anche a dosi bassissime, se prolungata nel tempo, produce effetti misurabili sull’organismo.

Perché si parla di “inquinanti eterni”

I PFAS non si degradano. Nell’ambiente restano per decenni. Nel corpo umano tendono ad accumularsi, soprattutto nel sangue e nel fegato. Per questo vengono chiamati forever chemicals.

Le evidenze raccolte finora li collegano ad lterazioni del sistema immunitario, con una risposta ridotta anche ai vaccini, aumento del colesterolo nel sangue, danni alla funzionalità epaticainterferenze sullo sviluppo fetale e sulla fertilità, incremento del rischio di alcuni tumori, in particolare rene e testicolo…

PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS sono tra i composti più studiati proprio per l’alto potenziale di bioaccumulo e per la tossicità dimostrata a basse concentrazioni. Con il nuovo limite di 20 ng/L l’Italia allinea la normativa nazionale a un approccio precauzionale che considera la somma dei quattro, non il singolo valore.

Cosa cambia nei controlli: dal contatore al rubinetto

La seconda novità è organizzativa e riguarda direttamente chi vive in un condominio, gestisce una scuola, un hotel o un ospedale.Fino al 12 luglio 2026 il controllo ufficiale si fermava alla rete di distribuzione pubblica. Dal 13 luglio 2026 il controllo deve coprire anche l’impianto idrico interno, cioè tutto il tratto che va dal punto di consegna dell’acquedotto fino al rubinetto.

Il decreto introduce la figura del Gestore della distribuzione idrica interna. In pratica è il soggetto responsabile della qualità dell’acqua nell’ultimo tratto. A seconda del contesto può essere: il proprietario dell’immobile, l’amministratore di condominio, il direttore di una struttura sanitaria, scolastica o ricettiva, il gestore di un’attività commerciale oppure un altro soggetto formalmente incaricato della manutenzione dell’impianto.

L’obiettivo dichiarato è intercettare le contaminazioni che non avvengono in acquedotto, ma dentro tubature vecchie, serbatoi, autoclavi, ristagni o materiali non idonei.

Per gli edifici definiti prioritari, ospedali, scuole, RSA, strutture ricettive, alberghi, l’obbligo di verifica è ancora più stringente. Si dovrà controllare che tutti i componenti dell’impianto non peggiorino la qualità dell’acqua consegnata dal gestore pubblico.

L’intervento arriva dopo anni di segnalazioni su contaminazioni diffuse in diverse aree italiane, soprattutto in zone industriali e vicino a poli produttivi.

I PFAS sono stati usati per decenni in tessili, pentole antiaderenti, schiume antincendio, imballaggi. Una volta dispersi, entrano nel ciclo dell’acqua e non ne escono più senza interventi specifici.

L’EFSA ha abbassato i livelli di guardia perché il rischio non è acuto, è cronico. Bere un bicchiere con tracce di PFAS non provoca nulla nell’immediato. Berne per 10 o 20 anni sì, perché la sostanza si somma.Il limite di 20 ng/L sulla somma dei quattro è quindi una misura di prevenzione di massa.

Estendere i controlli fino al rubinetto serve a chiudere la falla: non ha senso abbassare il limite in centrale se poi l’acqua si contamina nell’impianto condominiale.

Cosa comporta nella pratica

Per i cittadini: più trasparenza, ma anche più responsabilità diffusa. Se vivi in condominio, la qualità dell’acqua dipenderà anche dallo stato delle tubature comuni e dalla manutenzione decisa dall’amministratore.

Per gli enti pubblici e le strutture ricettive: dovranno mappare gli impianti, verificare materiali, serbatoi, punti di ristagno, e programmare analisi aggiuntive oltre a quelle del gestore idrico.Per i gestori idrici: resta l’obbligo sulla rete, ma dovranno coordinarsi con i nuovi responsabili interni per tracciare eventuali non conformità.

Il rischio non è solo nei grandi inquinamenti. Basta una tubatura in materiale non adeguato o un serbatoio poco pulito per far salire i valori proprio nell’ultimo metro.Il decreto fissa il limite e le responsabilità, ma non dice con che frequenza e con quali metodi ogni singolo edificio prioritario dovrà controllare. Saranno le Regioni e le ASL a dover definire protocolli operativi e sanzioni.Resta inoltre il problema dei costi. Analizzare i PFAS è costoso e richiede laboratori attrezzati. Eliminare i PFAS dall’acqua domestica con filtri standard non è sempre efficace: servono sistemi specifici ad osmosi inversa o a carboni attivi certificati, con manutenzione costante.

È un passo avanti nella tutela, ma sposta anche il peso della verifica più vicino alle persone.

I PFAS non danno segnali immediati. Non hanno odore, colore, sapore. Per questo la nuova norma punta a prevenire ciò che non si vede: l’accumulo silenzioso di sostanze che restano nel corpo molto più a lungo di quanto restino nell’acqua.

Nei prossimi mesi vedremo se i controlli saranno capillari o se resteranno unicamente sulla carta. Nel frattempo la regola è cambiata: la qualità dell’acqua potabile ora si misura davvero fino all’ultimo rubinetto. Forse!

Felice Vicidomini

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