I tori di Pamplona: 848,6 metri di paura per 2 minuti e mezzo di “festa”
Alle 8:00 del mattino, per nove giorni di luglio, le strade del Casco Antiguo si svuotano e poi esplodono. Suona il razzo. Partono 6 tori e 8 cabestros. Inizia l’encierro. Da fuori sembra folklore. Da dentro è un’altra cosa.
La storia: da necessità a spettacolo
L’encierro non nasce come festa. Nasce nel XIV secolo come logistica: bisognava portare i tori dai recinti di Santo Domingo fino alla plaza dove sarebbero stati uccisi la sera.Fino al 1867 non c’erano nemmeno regole scritte. Il Comune lo regolamentò perché non riusciva a vietarlo.
Il percorso attuale è fisso dal 1922, quando fu inaugurata l’attuale Plaza de Toros.
Misura tra 846,60 e 876,60 metri, ufficialmente 848,6 m.
Si corre dalla Cuesta de Santo Domingo, si gira a Mercaderes, si percorre tutta Estafeta e si entra nei corrales attraverso il “callejón”. Con l’arrivo del treno i tori potevano già essere trasportati senza camminare. L’encierro però è rimasto, perché la gente lo voleva, l’essere umano ama il sangue.
Una tradizione che si è imposta alla legge.
I numeri di una “festa”: chi paga il prezzo
Ogni mattina sono circa 3.000 i corridori in strada, 600 lavoratori, 20.000 spettatori e 1 milione di persone davanti alla tv.I protagonisti veri sono 6 tori bravos per giorno, più 2 gruppi di cabestros che li guidano. Durata media: 2 minuti e 30 secondi.Il più veloce di sempre: 1 minuto e 45 secondi nel 1997 con il toro Huraño di Jandilla. Il più lento: quasi 30 minuti nel 1958, quando un Miura si rifiutò di entrare.
I tori arrivano a pesare tra 575 kg e 635 kg. Corrono a una velocità media di 20 km/h, con picchi di 25,2 km/h registrati per i Miura. Un uomo non può tenere quel ritmo per 800 metri su ciottoli, curve e gente.
E le conseguenze:
1. Record assoluto di cornate: 7 feriti dallo stesso toro, “Universal” nel 2007.
2. Record di feriti totali: 8 cornate nel 2004, sempre con Jandilla.
3. La ganadería Jandilla, dal 1983 al 2017, ha lasciato 30 corridori feriti e 1 morto.
4. Fuente Ymbro, che ha debuttato a Pamplona, ha una media di 0,28 feriti per asta a encierro, con 5 corneati in tutta la sua storia.
Dati scientifici: chi sono davvero questi animali
Parliamo di Bos taurus, selezione “de lidia”. Non sono bestie stupide e aggressive per natura.
Fisiologia e comportamento:
1. Vista: hanno una visione panoramica quasi a 360°, ma vedono male i dettagli e hanno difficoltà a percepire il colore rosso. Caricano sul movimento, non sul colore del fazzoletto.
2. Udito e olfatto: estremamente sviluppati. In strada sentono 3.000 urla, clacson, razzi e odore di paura e sudore. Per un animale da preda è un inferno sensoriale.
3. Zoccoli e articolazioni: sono animali da pascolo, fatti per correre in campo aperto. L’asfalto, le curve a 90° di Mercaderes e la folla li disorientano. È per questo che scivolano e si feriscono. Dal 2000 la curva è trattata con antiscivolo proprio perché i tori cadevano troppo.
4. Stress: il cortisolo di un toro durante il trasporto e l’encierro schizza alle stelle. Ansima, sbava, cerca una via di fuga. Quando uno si separa dalla manada il tempo si allunga e il panico aumenta.
Un toro come “Panadero” da 625 kg non “attacca” per sport. Fugge. E se si trova intrappolato tra muri e corpi, usa l’unico strumento che ha: le corna.
Diciamolo chiaramente: l’encierro oggi non serve più. Già negli anni del treno era diventato inutile. Ora è solo un rito.
Vengono chiamati “astados”, come se questo cambiasse qualcosa. Ma sono individui. Hanno memoria, gerarchie, paura. Vengono svegliati all’alba, caricati, spinti in un imbuto di legno di pino e abete e costretti a correre per la loro vita davanti a chi grida.Vengono definiti “locura colectiva”, “juego a no morir”. Ma la morte non è un gioco quando sei tu quello che non può scegliere di non partecipare.
La città di Pamplona è conosciuta nel mondo per questo. Eppure la stessa tradizione riconosce che il pericolo è “assunto volontariamente” solo dagli umani. I tori non hanno firmato nulla.L’encierro di San Fermín è potente, sì. È adrenalina, storia, identità. Ma è anche lo spazio in cui riduciamo un animale senziente ad oggetto di spettacolo. Legittimando la violenza verso una specie.
Possiamo amare la cultura senza giustificare la sofferenza. Possiamo ricordare San Fermín senza costringere 54 tori ogni luglio a correre per paura.Perché una festa vera non ha bisogno di vittime. Nè umane nè animali.
Felice Vicidomini