TUTTO QUI GREEN: NOVITÀ A NISCEMI, INDAGATI SCHIFANI E MUSUMECI
Frana di Niscemi, il terremoto giudiziario: 13 indagati eccellenti. Nella lista 4 presidenti della Regione, Schifani e Musumeci compresi.

Disastro colposo e danneggiamento: l’accusa che scuote la Sicilia.
1500 sfollati, case sventrate, opere mai fatte. E ora la Procura di Gela accende i riflettori sui vertici!
Niscemi (CL) — La terra che si apre, le case che si spaccano in due, 1500 vite sospese dal 25 gennaio. Ora la frana di Niscemi diventa anche un terremoto politico e giudiziario. Tredici nomi eccellenti finiti nel registro degli indagati della Procura di Gela per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
Tra loro, l’intera linea di comando della Regione Siciliana dal 2010 a oggi: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci — oggi Ministro per la Protezione Civile, giusto per dire chi va a governare, e le Politiche del Mare addirittura — e Renato Schifani, attuale governatore, amico di Berlusconi. Con loro, i capi della Protezione civile regionale che si sono succeduti negli ultimi 16 anni, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, i direttori generali dell’ufficio contro il dissesto idrogeologico e il responsabile dell’ATI che avrebbe dovuto realizzare le opere di mitigazione.
L’accusa:
12 milioni stanziati, zero opere realizzate
Ad aprire il fascicolo è stato il procuratore di Gela Salvatore Vella. Il cuore dell’indagine è una domanda che pesa come un macigno: perché le opere di mitigazione del rischio, decise dopo la grande frana del 1997, non sono mai state realizzate? Il contratto d’appalto venne firmato nel 1999: 12 milioni di euro (ai tempi in Lire) per mettere in sicurezza il costone. Nel 2010, undici anni dopo, quel contratto venne risolto senza che fosse stato piantato un solo palo, così funziona l’Italia, no? Nel frattempo, i sistemi di monitoraggio a tutela dei cittadini sono rimasti inattivi.
I presidenti della Regione sono indagati in una doppia veste: come commissari delegati all’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza di Protezione civile nazionale, e come commissari di governo contro il dissesto idrogeologico.
Ruoli che imponevano di fare enon è stato fatto!
L’indagine in tre atti: il peggio deve ancora arrivare
Come spiegato dallo stesso procuratore Vella, l’inchiesta si articola in tre fasi. La prima, quella con 13 indagati, riguarda proprio la mancata realizzazione delle opere e l’assenza di monitoraggio. La seconda fase punterà sui mancati interventi di raccolta e regimentazione delle acque bianche e nere. Acque che, fin dalle prime relazioni tecniche, sono indicate come la miccia che ha innescato la frana. La terza fase riguarderà la zona rossa: quella dichiarata dopo il ’97 e le aree a rischio molto elevato individuate già dalla Presidenza del Consiglio. Qui si indagherà su mancati sgomberi, demolizioni non eseguite, blocco di nuove costruzioni mai imposto, appalti e autorizzazioni concesse dove non dovevano esserci. La Procura lo dice chiaro: l’elenco degli indagati è destinato ad allungarsi nelle prossime settimane.
Un disastro annunciato
Quello di Niscemi non è solo un disastro idrogeologico. È un disastro di responsabilità mancate. Dal 1997 al 2026, trent’anni di carte, ordinanze, commissioni. Trent’anni in cui il fronte della frana ha continuato ad avanzare mentre le opere di tutela restavano ferme, mentre avanzava lo sfruttamento del terreno ai gini economici. La vita è valsa il prezzo di una concessione.
Oggi a crollare non sono solo le case. A crollare è anche la croce simbolo di speranza per la Città, inghiottita dal terreno che si muove. È Dio che dice: “Ci ho provato!”. Restano 1500 sfollati e una domanda che attraversa tutta la Sicilia: chi doveva impedire questo e non lo ha fatto?
La giustizia adesso prova a dare nomi e cognomi. E quei nomi sono i più alti della politica e della macchina amministrativa regionale degli ultimi 16 anni, molti ora a Roma o comunque passati di lì negli anni.
Felice Vicidomini