TU SCENDI DALLE STELLE: UN PEZZO DELL’AGRO SARNESE – NOCERINO SOTTO GLI OCCHI DELLA CRISTIANITÀ E DEL MONDO.
Nel cuore della Cristianità, sotto lo sguardo maestoso della Basilica di San Pietro, “Tu scendi dalle stelle”, il presepe della Diocesi di Nocera Inferiore–Sarno ha portato in Piazza San Pietro l’anima di un territorio, trasformando la semplicità della Natività in un racconto corale di fede, storia e identità. Donato al Santo Padre in occasione delle celebrazioni natalizie, il presepe allestito dalla nostra Diocesi è diventato uno dei segni più eloquenti di questo Natale, ricevendo sinceri apprezzamenti dai media internazionali e dei fedeli e turisti che in questi ultimi giorni di Giubileo si sono recati a Roma.
Gli elementi
Non si tratta di una rappresentazione qualunque: l’opera, che si sviluppa su 200mq per 8 di altezza, è una vera e propria narrazione visiva dell’Agro Nocerino-Sarnese, un viaggio che intreccia il mistero della nascita di Gesù con i luoghi, i volti e le tradizioni di una comunità viva. Il Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore di Nocera Superiore, la fontana romana Helvius di Sant’Egidio del Monte Albino, i tipici cortili dell’Agro Nocerino-Sarnese oltre alle ricchezze agricole del territorio, sono gli elementi architettonici – un tempo abitati da Sant’Alfonso Maria de Liguori, dai servi di Dio don Enrico Smaldone e Alfonso Russo – che fanno da sfondo al presepe, svelato a fedeli, di cui oltre 4000 provenienti dalla Diocesi assieme ai parroci e al Vescovo Mons. Giuseppe Giudice, pellegrini e turisti nel pomeriggio del 15 dicembre, dopo un’udienza speciale con Papa Leone XIV. L’allestimento è stato inaugurato insieme all’albero di Natale, un abete rosso della Val d’Ultimo, in provincia di Bolzano, dono dei comuni di Lagundo e di Ultimo.
Tutti gli elementi del presepe convergono verso la grotta della Natività, centro spirituale e cuore pulsante dell’intera composizione.
Lettura dell’opera
Un’ampia scala posta alla sinistra di chi guarda l’opera con un cancello in ferro battuto simboleggia il confine tra la vita vecchia e quella nuova, avutasi con la nascita di Cristo. E il simbolo di vita nuova è anche l’acqua pura che sgorga dalla fontana Helvius posta alla base della composizione. A destra vi è una tipica casa di cortile, come se ne vedono tante da Angri a Nocera, da Corbara a Sarno, col tipico rosso pompeiano largamente impiegato nell’architettura civile di epoca borbonica. La nostra casa ha una tettoia in legno sotto la quale riposano gli animali, mentre al primo piano vi è un balcone con una donna affacciata a guardare la meraviglia della scena e un’altra che guarda verso noi dall’interno della stanza. Al pianterreno di questo complesso trova posto un ampio portale in tufo grigio nocerino, materiale largamente impiegato fin dall’antichità (come per le steli funerarie rinvenute in zona), che ci immette in un’ampia stanza dove siede Sant’Alfonso Maria de’ Liguori intento a comporre una canzone per Natale al clavicembalo, assieme a due bambini. L’ambiente è impreziosito dal quadro di Maria Santissima delle Tre Corone, venerata nella città di Sarno, la cui realizzazione è fatta con i petali stabilizzati dai maestri infioratori di San Valentino Torio.
Ma il punto centrale della composizione è la scena della Natività, che trova posto in un pezzo del Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore di Nocera Superiore. Vi sono 12 colonne che sorreggono una parte della cupola, con parte della vasca battesimale con simboli e decorazioni di VI secolo, epoca di fondazione del complesso. La Cupola è in lapislazzuli blu con 1600 punti luce a led in fibre ottiche, ed è arricchita dagli angeli che annunciano la Nascita del Figlio di Dio.
I personaggi
Tutti i pastori sono stati realizzati da un’idea del maestro Federico Iaccarino in stile classico ‘700 napoletano. Infatti partendo dalle statuine in terracotta, testa e arti sono state realizzate con stampanti 3D mentre gli abiti sono cuciti in tessuto. In questo modo i pastori esposti all’esterno e alle intemperie resisteranno meglio agli agenti atmosferici sia a Roma, sia quando torneranno in Diocesi.
I personaggi sono quelli tipici di un presepe tradizionale: ritroviamo al centro la Sacra famiglia con il bue e l’asino e i tre magi che adorano il Bambino. Vi è una pastorella che offre le ricchezze del territorio diocesano come i pomodori San Marzano, il Corbarino, i cipollotti nocerini, i carciofi e altre bontà della terra diocesana. Oltre agli zampognari, trova posto il pastore della Speranza, un pescatore, con una grande àncora sulle spalle, simbolo della Spes non confundit, il quale indica la Porta Santa della Basilica di San Pietro.
Ma i personaggi che hanno suscitato la meraviglia nei fedeli sono quelli dei Servi di Dio Don Enrico Smaldone e Alfonso Russo. Il primo, sacerdote angrese, è stato il fondatore della Città dei Ragazzi, opera di misericordia ed educazione che ha diretto fino alla sua morte nel 1967. L’altro personaggio è il Cav. Alfonso Russo, fondatore della Pia Unione Ammalati Cristo Salvezza di Pagani, che accompagna un ammalato verso l’unica vera salvezza.
Infine, sopra l’intera composizione, la Cometa luminosa riporta sulla sua coda l’àncora della Speranza che ci invita «a seguire la stella della fede che guidò i Magi e continua a guidare la Chiesa, immersi nell’umanità e ancorati al cielo, custodi di una speranza che non delude e costruttori, seguendo un’altra strada, della Civiltà della speranza» come ha detto il Vescovo. Questo grandioso presepe, opportunità più unica che rara – e la presenza di 12 Sindaci su 13 comuni che compongono la Diocesi lo conferma (assente il Primo cittadino di Angri, in polemica con i costi dell’opera) -, presepe che, come ricordato dal Vescovo, «non è solo un oggetto religioso [ma] un segno di speranza. Il soggetto di tutto questo nostro impegno è il popolo, perché noi siamo nel popolo e a servizio del popolo; se il popolo non ci fosse non avrebbe significato la nostra presenza. Il Natale deve comportare la meraviglia e lo stupore […] In un mondo in cui perdiamo gli occhi dei bambini, dei poveri, dei pastori, dei semplici, invito a leggere il presepe attraverso i loro occhi e a quelli delle famiglie. In San Pietro non c’è solo la Chiesa diocesana, ma c’è soprattutto il territorio con tutte le luci e le ombre».
Giuseppe Pio Troisi