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TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE: LA STORIA DI SIMONA

TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE: LA STORIA DI SIMONA
  • PubblicataNovembre 20, 2025

Il mese di Novembre, oltre ad essere il mese dei Santi e dei defunti, il mese del Movember, cioè del movimento per la ricerca volta a contrastare carcinomi prostatici, problemi maschili e sensibilizzare sulla salute mentale, è anche il mese per la Trans Visibility and Remembrance, cioè del movimento che mette in luce i problemi, i disagi e la violenza a cui ogni giorno la comunità Trans deve far fronte, in Italia e nel mondo.

In virtù di ciò, ho intervistato la mia amica Simona Verde, poco più che ventenne, barista di Nocera Inferiore, la quale ha raccontato la sua especon la disforia di genere e come si possa essere felici, semplicemente plasmando il corpo in base a ciò che si sente dentro.

Le ho posto domande, quando generiche, quando intime e ne è venuto fuori un pensiero fluido e continuo, che tocca il cuore, pur passando per la ragione e per i desideri, anche fisici, di poter essere liberi dalla prigione del proprio corpo o dal pregiudizio della società.

Di seguito le sue parole: “Ti rispondo con molta facilità, sai, perché il mio cambiamento è avvenuto in maniera molto naturale: sapevo già, infatti, da piccola che c’era qualcosa in me di “diverso”… Poi crescendo, col tempo, ho iniziato ad accorgermi che il mio corpo in realtà non era mio, mi vedevo brutta, quasi come se avessi un mostro davanti agli occhi, fino a quando, all’età di 12 anni, decisi che le cose dovevano cambiare, così iniziai ad informarmi un po’ su quali potevano essere le cause dei miei disagi, parlandone anche con la mia dottoressa di fiducia, la quale mi indicó un centro che si occupa di disforia di genere, a Salerno, e così iniziai il mio vero e proprio percorso psicologico durato quasi due anni; appena avuta la relazione, mi misi in contatto col mio avvocato per la rettifica dei documenti e, dopo due anni di attesa e di lotte finalmente, nel 2024 sono riuscita ad avere la rettifica e, ad oggi, per lo Stato Italiano io sono a tutti gli effetti Simona; nel frattempo ho iniziato anche la terapia ormonale e, da quasi due anni, vedo il mio corpo migliorare ogni giorno di più e sono soddisfatta dei risultati attuali, pur non essendomi mai accontentata, anzi ho sempre aspirato a fare sempre di più…

I primi anni di cambiamento sono stati difficili, purtroppo nell’Agro Nocerino-Sarnese in quegli anni regnava una vera e propria ignoranza e quindi sono stata vittima di sfottó, violenza fisica e aggressioni un giorno si e l’altro pure; a quei tempi ero anche più debole, quindi avevo anche difficoltà a farmi rispettare, salvo poi, con le varie esperienze vissute, le quali mi hanno formata giorno dopo giorno, mi sono fatta conoscere, mi sono fatta rispettare e voler bene e ad oggi fortunatamente tutti mi rispettano per la persona che sono, anche se l’ignorante di turno lo si troverá sempre.

Io, peró, ho imparato anche, col tempo e l’esperienza, a farmele scivolere certe sciocchezze, so chi sono, so quanto valgo, e so quanti sacrifici sto facendo e dovró fare per arrivare al traguardo, quindi nessuno sará mai in grado di dirmi chi devo essere e cosa devo fare… Poco ma sicuro!”.

Continua poi, dicendo: “Una delle esperienze più brutte che ho vissuto è stata quella volta quando, mentre tornavo a casa, avevo si e no 13 anni, un gruppo di ragazzi ha iniziato a prendermi in giro, all’inizio verbalmente, poi sono passati oltre, passavano e ripassavano con le biciclette elettriche dicendo parole del tipo “ricchione”, “femminiello” e altre di queste scemenze qui, fino a quando uno di loro non ebbe la brillante idea prima di darmi una pacca fortissima sulle natiche, per poi il giro per venirmi di faccia e fare il gesto di tirarsi via la mia borsa; ovviamente io opposi resistenza, al che lui lasció la borsa facendomi cadere a terra. Quella sera avevo un tacco da 12 cm ai piedi, non lo dimenticheró mai, anche perchè perdendo l’equilibrio, mi slogai unacaviglia il piede mi si gonfió.

Tornai a casa disperata, non volevo uscire più di casa, ma, ovviamente, col supporto dei miei, specialmente quello di mia madre, riuscii a riprendere forza e, già dal giorno dopo (con tutto il gonfiore al piede) scesi con un tacco ancora più alto di quello del giorno precedente, sempre a testa alta, questo per far capire a tutti che niente e nessuno avrebbe mai potuto o dovuto fermarmi…E, niente, questa è un po’ la mia storia: mi sono sempre voluta ritenere un esempio, una spalla, un punto di forza per chi, come me, ha il desiderio di iniziare questo percorso, ma che purtroppo non ha ancora trovato ne la forza e ne i mezzi per farlo; sono sempre stata del parere che bisogna vivere ogni giorno come fosse l’ultimo e che siamo noi a definire chi siamo, non di certo chi ci sta intorno, quindi l’unico consiglio che voglio dare a tutti è quello di vivere, vivere sempre, oltre ogni limite e ogni aspettativa, senza permettere alla transfobia di fermarvi mai!”

Messaggio a cui mi accodo, anche perché nel 2025 è inconcebibile dover aver paura solo per la necessità di essere se stessi. Che la storia di Simona, amica mia, possa essere da monito, testimonianza e forza a tuttə.

Felice Vicidomini

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