SCONTRO A DISTANZA TRA LONDRA E TEL AVIV: QUANDO LA STORIA VIENE RILETTA OGGI
La rivalità morale tra Israele e Gran Bretagna sulla questione palestinese è una costruzione politica che crolla appena si guarda alla storia con un minimo di onesta’ intellettuale. Non esiste infatti uno scontro tra un occupante e un liberatore, ma tra due potenze che in epoche diverse hanno esercitato lo stesso meccanismo di dominio sullo stesso territorio, la Palestina.
La Gran Bretagna non e’ un attore esterno che giudica da lontano. È stata l’architetto coloniale del disastro attuale. Quando nel 1917 conquista la Palestina, lo fa come impero. Se ne appropria con la forza, la gestisce come Mandato della Societa’ delle Nazioni e la usa come pedina. Promette agli arabi l’indipendenza per rivoltarsi contro gli ottomani, poi con la Dichiarazione Balfour promette agli ebrei una casa nazionale nello stesso territorio, poi con il Libro Bianco tenta di limitare l’immigrazione ebraica per non scontentare gli arabi.
È il classico gioco imperiale del divide et impera. Per trent’anni amministra, reprime rivolte palestinesi, arma milizie, e poi nel 1948 se ne va lasciando un paese in guerra civile, senza aver mai permesso ai suoi abitanti di esercitare l’autodeterminazione.
Dire che la Gran Bretagna non ha responsabilita’ coloniale sulla Palestina e’ negare la storia.Israele ha raccolto quel testimone, ma lo ha trasformato in un progetto diverso e piu’ duraturo: il colonialismo di insediamento. Dal 1948 c’e’ l’espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi, la Nakba, e dal 1967 c’e’ l’occupazione diretta di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Non e’ un’amministrazione temporanea in attesa di pace, e’ un sistema stabile da quasi sessant’anni fatto di espropriazione di terra, due sistemi giuridici diversi per due popoli nello stesso territorio, check-point, demolizioni di case e soprattutto piu’ di 700 mila coloni israeliani trasferiti in territorio occupato.

La Corte Internazionale di Giustizia lo ha ribadito chiaramente nel 2024: questa occupazione e’ illegale e va considerata come un regime di apartheid di fatto.E qui si arriva al nodo dell’ipocrisia di Netanyahu sul caso Malvinas. Quando critica Londra per le Falkland, prova a mettersi dalla parte dell’Argentina e del diritto alla decolonizzazione. Ma e’ un boomerang perfetto. Sulle Malvinas la Gran Bretagna, piaccia o no, ha dalla sua parte l’unico principio che conta davvero nel diritto post-coloniale: l’autodeterminazione dei popoli.
Non puoi invocare il diritto internazionale per dire che le Malvinas vanno decolonizzate e poi calpestare lo stesso diritto internazionale che dal 1967 ti dice che la Cisgiordania e Gaza vanno decolonizzate. E’ una contraddizione che distrugge ogni credibilità. Comunque sì, Malvinas, non Falkland.
Alla fine, Londra e Tel Aviv litigano come se uno dei due fosse il difensore dei palestinesi. Non lo e’ nessuno dei due. Sono due potenze che hanno colonizzato la Palestina e che oggi usano la questione palestinese per posizionarsi sulla scena internazionale. La differenza e’ che la Gran Bretagna la sua fase coloniale in Palestina l’ha chiusa, con tutte le colpe che si porta dietro, mentre Israele la sta ancora portando avanti, ogni giorno, da decenni. Verso il piano di Grande Israele.
Ironico, se non si gestisse a tavolino la vita e la cittadinanza delle persone.
Felice Vicidomini