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RSA AL COLLASSO, GOVERNO SULLA GRATICOLA?

RSA AL COLLASSO, GOVERNO SULLA GRATICOLA?
  • PubblicataGiugno 13, 2026

RSA e Alzheimer: il Governo abbandona anziani e famiglie, i cittadini pagano il contoIl nuovo disegno di legge sulla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria è l’ennesima prova dell’assenza di una strategia del Governo sulla crisi delle RSA.

Un testo pressoché vuoto, che scarica sui cittadini e sui malati il peso di scelte politiche sbagliate e mai affrontate.

Da anni le RSA sono al collasso.

L’assistenza territoriale è inadeguata, il personale sanitario e sociosanitario manca, le strutture sono obsolete. Intanto la popolazione invecchia: oltre 1 milione di italiani ha una demenza, 600mila soffrono di Alzheimer. Gli over 80, i più fragili, aumentano ogni anno.

Il Covid ha solo squarciato il velo su problemi noti. E i dati parlano chiaro: in Lombardia, dove la gestione delle RSA è stata affidata in larga parte ai privati, si è registrato uno dei tassi di mortalità più alti d’Europa nelle strutture per anziani. Molte vittime erano malati di Alzheimer, lasciati soli quando serviva più tutela.

Dopo il boom delle assunzioni sanitarie, grazie al Governo Conte e Conte Bis durante la pandemia, le assunzioni e le erogazioni alla sanità si sono, in poche parole, fermate lì.

Ad inizio legislatura, l’esecutivo Meloni aveva promesso una riforma organica della non autosufficienza. Una promessa pressoché disattesa perchè, al suo posto, è arrivato un qualcosa di diverso: l’emendamento Cantù, poi ritirato solo grazie alle proteste e al lavoro in Commissione, voleva cambiare retroattivamente le regole e far pagare alle famiglie quote sanitarie che i tribunali hanno già riconosciuto a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Non basta. Con l’ultima legge di bilancio il Governo ha stanziato 100 milioni per “coprire” i contenziosi delle RSA. Una cifra irrisoria rispetto ai 400 milioni di contenziosi stimati solo in Lombardia dall’Istituto Superiore di Sanità.

Tradotto: invece di riformare il sistema e garantire il diritto alla cura, lo Stato mette una toppa e lascia che siano gli anziani e i loro familiari a fare causa per ottenere ciò che spetta loro per legge.

Nel DPCM sui LEA l’esecutivo ha poi reintrodotto, in forma edulcorata, la stessa logica dell’emendamento Cantù. Un dietrofront che penalizza chi è più debole.

Gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie non possono più aspettare. Non servono spot, servono fatti. Per questo bisognerebbe che il Governo promulgasse una riforma strutturale, non una alternativa:

1. Assunzioni immediate per colmare la carenza di medici, infermieri e OSS. Senza personale non c’è cura.

2. Dignità del lavoro anche nella sanità privata convenzionata. Chi assiste i nostri anziani non può essere sottopagato e/o sfruttato.

3. Sicurezza reale nelle RSA. Stop alle strutture fatiscenti: serve un piano di adeguamento obbligatorio e finanziato.

4. Ridefinizione del ruolo delle RSA in base alla complessità clinica degli ospiti di oggi. Non sono più solo “case di riposo”.

5. Assistenza domiciliare potenziata come alternativa vera all’istituzionalizzazione. Curare a casa, quando è possibile, è un diritto e migliora la qualità della vita. Non un lusso.

I cittadini meritano di più. I pazienti con Alzheimer meritano rispetto, cure e tutele, non promesse rinviate e contenziosi. È tempo che l’esecutivo smetta di non fare.

Almeno finchè c’è ancora tempo e modo.

Felice Vicidomini

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