REFERENDUM GIUSTIZIA: INCONTRO CON I GIURISTI PER IL SÌ A NOCERA INFERIORE

Ieri, martedì 24 febbraio alle ore 18.30, si è svolto un incontro presso la Biblioteca Comunale di Nocera Inferiore, organizzato dal comitato “Sì Separa”, già parte della Fondazione “Luigi Einaudi”, avente come oggetto il referendum costituzionale confermativo del 22-23 marzo, concernente la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti, cioè i giudici, da quelle dei requirenti, cioè i pubblici ministeri, con la conseguente formazione di due Consigli superiori della magistratura invece dell’unico presente oggi (CSM), il meccanismo del sorteggio per scegliere i due terzi dei membri del CSM (membri togati, vale a dire i magistrati) e l’introduzione di un’Alta corte disciplinare per giudicare eventuali errori o comportamenti inappropriati da parte degli stessi. All’incontro, partecipato e ricco di spunti interessanti, erano presenti come relatori diversi giuristi dell’Agro Nocerino-Sarnese e non, i cui nomi sono riportati nell’immagine in evidenza.
Dopo i saluti di rito dell’avv. Luca Savarese, che ha presentato i contenuti del dibattito, il primo intervento è stato quello dell’avv. Pier Giacinto di Fiore, il quale ha affermato che la separazione delle carriere è una riforma che va a favore dei magistrati e non contro di essi, che si tratta di una riforma di ispirazione “liberal-democratica” e per niente “fascista”. Inoltre ha osservato come l’Associazione nazionale magistrati (ANM) si comporti a tutti gli effetti come un partito politico, che osteggia la riforma in quanto avrebbe paura di perdere potere e ha concluso dicendo che occorre parlare e discutere sul merito della riforma, senza strumentalizzazioni politiche. Il secondo a prendere la parola è stato l’avv. Ugo De Flaviis, che ha definito quest’ultimo mese che ci separa dalle urne “epocale” per cambiare la giustizia italiana, da lui ritenuta il grande problema del nostro Paese e ha dichiarato che se vincesse il No, potrebbero esserci delle conseguenze simili se non peggiori del 1992, l’anno di Tangentopoli che pose fine alla Prima Repubblica.
Gli è succeduto il prof. Francesco Fasolino, il quale ha bollato come “bufala” la tesi addotta dal fronte del No sulla “politicizzazione” del CSM, facendo notare come i 2/3 dei membri della futura Alta corte disciplinare saranno togati, mentre solo 3 scelti dal Parlamento e che i due Csm avranno le stesse funzioni (come assunzioni, trasferimenti e avanzamenti di carriera). Ha poi paragonato il funzionamento della giustizia e i suoi problemi a quella di un’organizzazione aziendale; se entrambe sono difettose, vanno cambiate a monte e risolvendo le criticità strutturali si risolveranno tutte le altre; ha chiuso sostenendo che il sorteggio spezzerà le logiche correntizie della magistratura, colpevoli di aver deformato l’originario disegno costituzionale di autogoverno del CSM. A seguire è intervenuto il prof. Giuseppe Fauceglia, il quale ha snocciolato una serie di dati: nel periodo 2023-2025 vi sono stati 4000 reclami per procedimenti disciplinari inoltrati dai cittadini al CSM, di questi solo in 17 casi, cioè il 2,5%, ci sono state sanzioni, inoltre tra il 2021 e il 2025 sono stati esaminati 9700 magistrati e solo lo 0,5% di essi è stato reputato non adeguato. Secondo il giurista, se tutti i magistrati sono giudicati in maniera positiva, non esiste più il concetto di merito e i cittadini devono avere la certezza che essi operino nell’interesse collettivo. Ha terminato affermando che le ragioni del No sono contro la logica e la matematica.
Poi è stato il turno dell’avv. Carmine Foreste, per il quale non ci potrà mai essere veramente un giusto processo fin quando pm e giudici avranno un rapporto di studi o di amicizia simili tra loro, sempre secondo la sua opinione, i magistrati non possono parlare per slogan come fanno i politici (facendo riferimento alle recenti dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri). Ha inoltre sostenuto che occorre superare il modello inquisitorio fascista(che introdusse l’unificazione delle carriere), completare la riforma Vassalli del 1989 e del giusto processo del 1999 e ricordato come i giudici che condannarono Enzo Tortora abbiano poi fatto carriera. In seguito ha parlato l’avv. Michele Sarno, che ha posto l’accento sui magistrati silenti, operosi e lontani dal clamore politico, contrapponendoli a una minoranza che offende il lavoro dei colleghi, denunciando un clima di oppressione del libero pensiero. Pertanto, ha concluso definendo “raccapricciante” il fatto che alcuni magistrati abbiano paura di votare per il Sì.
Il penultimo intervento è stato quello dell’avv. Aniello Cosimato, per il quale questa riforma porta il sistema giudiziario italiano al pari di quelli degli altri paesi occidentali, dove è già presente la separazione delle carriere e che la parità tra accusa e difesa nell’aula di tribunale è un principio di civiltà. A chiudere l’evento è stato Manlio Torquato, avvocato ed ex sindaco di Nocera Inferiore; egli ha sostenuto come questa riforma sia strutturale, di sistema e dotata di una cultura liberale, quasi mai appartenuta all’Italia nella sua storia recente e, in conclusione, ha rivolto ai presenti e in senso lato a tutti i cittadini il seguente interrogativo: “Vogliamo migliorare la giustizia?” La risposta è stata univoca: “Sì”.
In chiusura, ne approfitto per invitare i lettori di Tutto Qui a votare tra poco meno di un mese. A prescindere da come la pensiate, è fondamentale esprimersi su una questione centrale per la vita politica italiana, ma anche per ciascuno di noi, sulla quale non si può rimanere indifferenti.
Luca Cavaliere