La raccolta firme per il referendum abrogativo sulla disciplina dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole ha superato la soglia delle 500mila sottoscrizioni. Un risultato che consente all’iniziativa di proseguire il proprio iter, anche se il raggiungimento del numero previsto dalla Costituzione non significa ancora che gli italiani saranno chiamati automaticamente alle urne.
Al centro della consultazione c’è la legge 9 giugno 2026, n. 104, dedicata al consenso informato per le attività scolastiche legate all’educazione sessuale e affettiva. Il quesito referendario punta all’abrogazione integrale della norma.
La richiesta è stata depositata alla fine di luglio e la raccolta delle firme è partita il 6 agosto. In poche settimane la mobilitazione ha raggiunto e superato il traguardo delle 500mila adesioni necessarie per avviare il procedimento previsto dall’articolo 75 della Costituzione. Il dato ufficiale delle sottoscrizioni online ha già oltrepassato la soglia, mentre al conteggio dovranno aggiungersi anche le firme raccolte attraverso i canali tradizionali.
Che cosa prevede la legge contestata
La legge approvata nel giugno scorso ha introdotto nuove regole per le attività scolastiche che affrontano temi legati alla sessualità.
Tra le disposizioni più discusse c’è l’obbligo di ottenere un consenso informato preventivo e scritto da parte delle famiglie per gli studenti minorenni, con la possibilità per i genitori di conoscere in anticipo contenuti e materiali delle attività. La richiesta deve essere effettuata con un preavviso di almeno sette giorni.
La normativa stabilisce inoltre particolari condizioni per le iniziative rivolte agli studenti e vieta specifiche attività riguardanti la sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie, nell’ambito definito dalla legge.
È proprio questo impianto a essere contestato dai promotori del referendum, secondo i quali le nuove regole introdurrebbero vincoli eccessivi sull’autonomia delle istituzioni scolastiche e renderebbero più complessa la costruzione di percorsi educativi continuativi.
Cosa chiede il referendum
Il quesito sottoposto ai cittadini è molto diretto: viene chiesta l’abrogazione della legge 9 giugno 2026, n. 104.
L’obiettivo dichiarato dal comitato promotore è quindi cancellare l’attuale disciplina speciale e riportare la gestione dell’educazione affettiva e sessuale nell’ambito dell’autonomia scolastica ordinaria. In questa prospettiva, le singole scuole potrebbero tornare a programmare le attività attraverso gli strumenti ordinari dell’offerta formativa, nel rispetto delle decisioni degli organi collegiali.
È importante però chiarire un punto: il referendum non introdurrebbe automaticamente una nuova materia obbligatoria di educazione sessuo-affettiva in tutte le scuole. L’eventuale abrogazione della legge eliminerebbe infatti i vincoli introdotti dalla normativa del 2026, restituendo alle istituzioni scolastiche maggiore spazio nell’organizzazione di eventuali percorsi su questi temi.
Il raggiungimento delle firme non è l’ultimo passaggio
Il superamento delle 500mila firme rappresenta un passaggio fondamentale, ma non coincide con la convocazione del referendum.
La richiesta dovrà infatti affrontare i successivi controlli previsti dalla procedura referendaria. Solo dopo le verifiche sulle sottoscrizioni e il giudizio di ammissibilità si potrà arrivare all’eventuale consultazione popolare.
In altre parole, il traguardo delle firme apre una nuova fase: il prossimo passaggio decisivo sarà quello istituzionale.
Un tema che divide la politica
La questione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole è da tempo al centro di un confronto politico e culturale particolarmente acceso.
Da una parte, i promotori del referendum considerano le nuove regole un ostacolo alla possibilità per le scuole di affrontare in maniera strutturata temi come relazioni, emozioni, consenso, sessualità e prevenzione.
Dall’altra, la legge è stata presentata dalla maggioranza come uno strumento per rafforzare il ruolo delle famiglie e garantire maggiore trasparenza sui contenuti affrontati in classe.
Il confronto, dunque, non riguarda soltanto il futuro della legge 104 del 2026, ma investe anche una questione più ampia: quale debba essere il confine tra autonomia educativa della scuola e diritto delle famiglie a conoscere e autorizzare determinate attività.
Ora cosa succede?
Con la soglia delle 500mila firme raggiunta, il referendum prosegue il suo percorso istituzionale.
Il prossimo obiettivo non sarà quindi la raccolta delle adesioni, ma il superamento dei controlli previsti dalla procedura. Soltanto al termine di questo iter sarà possibile sapere se il quesito arriverà effettivamente al voto degli elettori.
La mobilitazione, intanto, ha dimostrato che il tema dell’educazione affettiva nelle scuole è in grado di suscitare una partecipazione significativa. Il prossimo capitolo della vicenda si giocherà ora nelle sedi istituzionali, dove sarà stabilito se la richiesta referendaria potrà trasformarsi in una vera consultazione popolare.
Redazione