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Pasquale Magro: «Esserci è una scelta di responsabilità e di libertà»

Pasquale Magro: «Esserci è una scelta di responsabilità e di libertà»
  • PubblicataSettembre 16, 2026

Dalla distanza tra cittadini e politica alla necessità di tornare a partecipare. Pasquale Magro racconta l’esperienza di PER – le Persone e la Comunità e l’idea di una politica capace di rimettere al centro la città e il bene comune.

«Esserci è una scelta di responsabilità e di libertà». È questa la frase con cui Pasquale Magro sintetizza il senso del proprio impegno politico e, più in generale, il modo in cui guarda alla vita pubblica della sua città.

Per Magro, infatti, arriva un momento in cui non è più sufficiente osservare ciò che accade, commentarlo o limitarsi a individuare ciò che non funziona. Se si pensa che una città possa fare meglio, bisogna scegliere di mettere a disposizione le proprie esperienze, le proprie competenze e il proprio tempo.

Esserci significa quindi assumersi una responsabilità, ma farlo da persone libere, senza dover difendere posizioni dettate dall’appartenenza o dalla convenienza.

È da questa idea che nasce anche l’esperienza di PER – le Persone e la Comunità, una realtà politica che, nelle parole di Magro, vuole partire innanzitutto dalle persone.

Una politica che deve tornare a parlare alla città

Uno dei temi sui quali Magro insiste maggiormente è il rapporto tra politica e cittadini. A suo avviso, esiste il rischio di una politica che finisca per parlare troppo di se stessa e troppo poco della città.

Quando la politica diventa autoreferenziale, osserva, rischia di diventare anche respingente. E così tante persone preparate, competenti e appassionate finiscono per rimanere fuori dalla partecipazione pubblica.

Eppure Nocera Inferiore, secondo Magro, possiede un patrimonio umano importante: professionisti, lavoratori, insegnanti, educatori, volontari, piccoli imprenditori e tante persone impegnate quotidianamente nel sociale.

«Molte di queste energie rimangono in panchina», sottolinea. Ed è proprio qui che, secondo lui, occorre intervenire: rimettere in campo competenze, esperienze e passioni che oggi risultano disperse.

PER nasce con questo obiettivo. «Una forza politica “per” e non “contro”», la definisce Magro. Una politica che faccia dell’ascolto e del dialogo il proprio punto di partenza e che sappia prestare attenzione tanto alle fragilità quanto alle tante energie positive presenti nella comunità.

L’obiettivo è trasformare le singole esperienze in qualcosa di collettivo: «La politica dovrebbe servire proprio a questo: creare comunità».

Valori chiari, ma nessun recinto

Dal punto di vista politico, PER si riconosce in un’area larga, popolare e democratica, caratterizzata da una sensibilità etica, sociale e ambientale.

Ma per Magro l’identità non deve trasformarsi in un recinto.

Avere valori e idee precise, spiega, non significa smettere di dialogare con chi la pensa diversamente. Il confronto, anche quando è duro, rappresenta una componente fisiologica della democrazia.

È anche per questo che Magro rivendica il diritto di esprimere pubblicamente le proprie opinioni, anche quando possono risultare scomode.

«Io penso e dico quello che penso», afferma.

Non considera questa esposizione personale una debolezza. Al contrario, ritiene che la politica abbia bisogno di persone comprensibili, capaci di assumere posizioni e di spiegare ciò in cui credono.

Il problema, per Magro, non è il conflitto politico. Il problema nasce quando il confronto si trasforma in delegittimazione personale o nella pretesa di un allineamento.

Una comunità democratica, sostiene, ha bisogno di persone capaci di pensare autonomamente.

«La politica è una cosa bella»

C’è un’altra frase che racchiude bene il suo modo di intendere l’impegno pubblico: «È sporco chi la sporca, ma la politica è una cosa bella».

Una considerazione che nasce dalla convinzione che la parola “politica” sia stata progressivamente associata quasi esclusivamente a qualcosa di negativo.

Per Magro, invece, la politica torna a essere una cosa bella quando significa servizio. Quando le istituzioni vengono considerate luoghi di cui prendersi cura e non strumenti di cui servirsi. Quando consentono ai cittadini di prendere parola, confrontarsi e assumersi una parte della responsabilità per il futuro della propria comunità.

Da qui anche la questione della fiducia.

La politica, secondo Magro, deve riconquistare la fiducia dei cittadini. Ma la responsabilità non può essere attribuita esclusivamente a chi fa politica: anche i cittadini devono riscoprire la fatica e il valore della partecipazione.

Da questa riflessione nasce l’espressione “democrazia muta”: una democrazia nella quale pochi parlano e decidono mentre una maggioranza rimane spettatrice.

Per Magro, una democrazia nella quale le persone rinunciano alla propria voce diventa inevitabilmente più fragile.

Scuola, associazioni e comunità: i luoghi della partecipazione

In questo percorso, un ruolo fondamentale viene attribuito ai luoghi nei quali si costruiscono quotidianamente le relazioni: la famiglia, la scuola, le associazioni, il volontariato, le comunità cristiane e tutte quelle realtà che tengono insieme il tessuto sociale.

È lì che, secondo Magro, si può tornare a educare alla parola pubblica: imparare a discutere, ad argomentare, ad ascoltare e a confrontarsi con chi ha idee differenti.

Una visione che guarda anche alla Dottrina Sociale della Chiesa, soprattutto per quanto riguarda il concetto di bene comune.

Impegnarsi nella propria comunità, spiega Magro, non significa occupare uno spazio, ma assumersi una responsabilità.

Ai giovani: «Nessuno deve mettere il cappello sul vostro entusiasmo»

Un passaggio particolare del ragionamento riguarda i giovani.

Magro riconosce la diffidenza di molti ragazzi nei confronti della politica e ritiene che, spesso, questa distanza abbia motivazioni comprensibili.

La risposta, però, non dovrebbe essere quella di chiedere loro semplicemente di aderire a qualcosa di già costruito.

«Nessuno deve mettere il cappello sul loro entusiasmo», è il messaggio che vuole rivolgere alle nuove generazioni.

I giovani, secondo Magro, devono poter essere protagonisti mantenendo la propria libertà, portando idee e sensibilità senza sentirsi obbligati a entrare in schemi precostituiti.

A loro, soprattutto, bisogna offrire una speranza concreta: la possibilità di verificare che partecipare alla vita pubblica può ancora servire a cambiare le cose.

«Nocera non deve rassegnarsi»

Alla fine, tutte le riflessioni di Magro tornano a Nocera Inferiore.

Il messaggio è quello di una città che non deve rassegnarsi e che può contare su un patrimonio di persone, competenze ed energie sufficienti per costruire il proprio futuro.

Ma perché questo possa accadere, sostiene Magro, è necessario che più cittadini tornino a occuparsi della cosa pubblica.

Perché una comunità non può essere costruita soltanto da pochi protagonisti davanti a una maggioranza silenziosa.

La democrazia vive nelle istituzioni, ma anche nelle case, nelle piazze, nelle associazioni, nelle relazioni e nelle scelte quotidiane.

Ed è proprio qui che ritorna il significato della frase con cui Pasquale Magro apre e chiude la sua riflessione: esserci significa scegliere di assumersi una responsabilità senza rinunciare alla propria libertà.

«Per questo ho scelto di esserci», conclude.

«Non contro qualcuno. Ma per provare, insieme ad altri, a rimettere al centro le persone, la comunità e il bene di Nocera».

Redazione

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