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LETTERE A BABBO NATALE: COSA DESIDERANO GLI ITALIANI

LETTERE A BABBO NATALE: COSA DESIDERANO GLI ITALIANI
  • PubblicataDicembre 25, 2025

Natale è un periodo fantastico per chi ha una famiglia, una morale e voglia di stare insieme. Ma ci sono persone che non possono permetterselo: orfani, poveri, migranti, vittime di ingiustizie e perfino bambini costretti a conoscere il dolore della stupidità umana: la guerra.

Oggi voglio tenermi leggero, d’altronde di pesante, noi privilegiati occidentali e superficiali, abbiamo già lo stomaco, pieno di leccornie e prelibatezze figlie della tradizione; quindi vi parlerò di un tema delicato, ma non tanto deep come ciò che ho citato sopra. Gli insegnanti italiani!

Gli insegnanti italiani, in particolare quelli over 60, stanno aspettando con ansia la pensione, sperando di poter finalmente godere del tempo libero e della famiglia. Tuttavia, le regole pensionistiche sono complesse e cambiano spesso, rendendo difficile pianificare il futuro. Ad oggi, ci ritroviamo docenti che hanno oltre mezzo secolo di differenza nello spazio che intercorre tra la loro età e quella dei loro discenti. Non mi sembra nè equo nè plausibile. La distanza è troppa, la forbice è troppo larga e, come molti insegnanti denunciano, è difficile stare al passo con le nuove tumultuose generazioni.

Oggi i ragazzi crescono molto, troppo, più velocemente, bruciando tappe importanti per i processi naturali e per i percorsi cognitivi, spingendo spesso i soggetti verso un sovraccarico sensoriale, con conseguente abulia. Inoltre, seppur sia vero e giusto il fatto che non abbiano tabù e che siano autonomi nella scoperta, è vero anche che questa libertà, gestita male, può essere distruttiva.

Gli insegnanti lo sanno, lo comprendono, lo vedono, e ciò influisce moltissimo sul percorso formativo dello scolaro, non più voglioso e desideroso di apprendere, ma spento e spesso violento (reazione fisiologica quasi all’abulia).

Per andare in pensione, inoltre, gli insegnanti devono avere 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Tuttavia, ci sono alcune opzioni per andare in pensione anticipata, come l’Opzione Donna o l’APE Sociale, che permettono di lasciare il lavoro prima dei 67 anni, ma solo in casi”rari ed eccezionali”, lasciando i docenti soli, in balia di un mondo sempre più critico e sempre meno incline al dialogo, alla solidarietà, alla comprensione.Il punto è uno: i social catturano completamente l’attenzione, creano sovrastimolo, spengono la voglia di conoscere camminando sulle proprie gambe e, quell’energia che ogni corpo umano ha, la trasformano, causa anche processi di emulazione, in stimolo violento, abusivo e criminoso.

Non serve vietare il cellulare nelle classi (impedendo a chiunque di tutelarsi da eventuali abusi) bensì rendere questi a misura di persona, vietando quello o l’altro social fino a quella o quest’età, cosí da non intaccare processi evolutivi, da non creare gravi fenomeni di emulazione (le challenge) e non distruggere un lavoro meticoloso e capillare fatto da insegnanti a mezzo passo dal burnout.

Chiedo al Governo, come regalo di Natale, più concretezza per una nazione che non si cura dei giovani, dei poveri, dei migranti e abbandona gli insegnanti, i preti e gli amministratori locali.

Felice Vicidomini

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