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L’ANGOLO POLEMICO:IL COMUNISMO HA FALLITO, IL FASCISMO NO!

L’ANGOLO POLEMICO:IL COMUNISMO HA FALLITO, IL FASCISMO NO!
  • PubblicataSettembre 25, 2026

Prima che mi linciate, fatemi contestualizzare…

Il comunismo, in linea coi principi di Marx, è la ricetta socialista ed internazionalista di una società senza distinzioni né classi sociali. È un vademecum evangelico applicato alla rivoluzione industriale.Ma da Stalin a Mao, da Deng a Pol Pot, da Gheddafi alla Famiglia Kim, è sempre diventato fascista.

Le regole, infatti, sono: militarizzazione, patriottismo, culto del leader, amore smodato verso il partito, unica luce ed unica verità, morte ai dissidenti, culto supremo verso un uomo e non verso Dio, quindi distruzione di elementi religiosi non convertibili alla propaganda.

Qual è allora la differenza col nazifascismo? Che il comunismo ha previsto versioni light in Italia, Francia, UK, India, Spagna e Canada. Ma sono letteralmente diventati ciò che combattevano, facendo il percorso opposto ai dittatori, inserendosi in un contesto liberale, capitalista, e democratico, elettivo. Le frange più violente, poi, sono state ovviamente emarginate e rese inoffensive sulla larga scala.E qui entrano i numeri. L’Istat nel suo ultimo rapporto su povertà e disuguaglianza ci dice che in Italia oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, il 9,7 per cento della popolazione residente. Il coefficiente di Gini, che misura la disuguaglianza, è a 0,32, tra i più alti d’Europa. Secondo Banca d’Italia, il 10 per cento più ricco delle famiglie detiene quasi il 45 per cento della ricchezza netta nazionale, mentre il 50 per cento più povero ne detiene meno dell’8 per cento. La concentrazione è reale, scientifica, misurabile. Non è un’opinione. Purtroppo!

Il fascismo invece non ha fallito, la sua struttura regge benissimo ancora oggi. Il motivo? Piace agli americani, è piaciuto a Togliatti e piace in ogni posto del mondo. Stalin lo era, Putin lo è, Zelensky lo è, Trump lo è, Obama lo è, Vannacci lo è, Elly Schlein anche (pro bellicum la cara Elena senza il cavallo).Perché il fascismo è stato rivisto, sottinteso, riutilizzato, remixato e riproposto con nomi diversi, ciclicamente. Affinché il popolo sia soggiogato dalla privatizzazione, si affidi ai pochi privati che controllano tutto e faccia l’interesse di quelle 30 famiglie che detengono il monopolio dei grandi asset finanziari e industriali.

Dunque l’ideologia serve. Ma la parte pragmatica della stessa, ancor di più. E anche qui i dati ci aiutano. L’Istat sul lavoro dice che il 24 per cento dei lavoratori dipendenti ha un lavoro a bassa retribuzione e che l’80 per cento dei nuovi contratti attivati nel 2023-2024 è a termine. Oxfam e Credit Suisse documentano da anni che l’1 per cento più ricco del pianeta possiede più del resto del 90 per cento. Non serve scomodare complotti, bastano i bilanci. Direi.

Ogni quando guardiamo ad un nuovo grattacielo costruito da un imprenditore alla Briatore, assistiamo all’affermazione di potere di un singolo che, a prescindere dal Governo o dal suo colore, si trova sempre sul cavallo vincente.

Ma il fascismo è furbo, sa come entrare, al pari di satana, insidia viperina, anche nelle menti di chi dice di combatterlo, nei posti in cui dovrebbe esserci democrazia oppure anarchia.

È la regola secolare dei cataclismi sociali (Andreotti è il Christopher Nolan delle stragi neofasciste e brigatiste): se non comanda nessuno, una strategia fallisce. Se c’è un ordine gerarchico, il progetto riesce, anche se c’è disparità di trattamento.Il fascismo si può applicare al mondo del lavoro, dell’istruzione, del volontariato, nei centri sociali antifascisti e di sinistra, nel green washing capitalista. Il comunismo no.

Tutto è fascista, infatti, nessuno escluso, niente fa eccezione, anche io lo sono, anche tu, tutti lo siamo. Madre Teresa lo era, Gandhi, San Paolo, Gramsci, Mussolini, Lincoln, Mandela, Dagmer, Joe Gacy, Charles Manson, il reverendo Jones. Solo che decidiamo meglio con chi esserlo e, soprattutto, in che proporzione esserlo. È questo a renderci democratici, cristiani o laici che si vuol essere. Ma la società comunista democratica resta utopia, a prescindere dalle fonti storiche a sostegno. Kerala non è Italia e non è l’esempio giusto, nè il Vietnam. E l’Istat lo conferma anche sul piano culturale: la partecipazione sociale, il volontariato organizzato, la mobilità sociale intergenerazionale è ferma. In Italia il 62 per cento dei figli di operai resta operaio, mentre solo l’8 per cento arriva a una professione dirigenziale.

Il sogno marxista di assenza di classi non si è mai avverato… Neppure statisticamente!

FELICE VICIDOMINI

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