Il termine “volgare” deriva dal latino “vulgus”, che significa popolo. Originariamente ciò che era ritenuto volgare, non era considerato negativo, ma semplicemente qualcosa che apparteneva al popolo, che era comune e di conseguenza non specialistico. Per tali motivazioni bisogna dire, che il volgare presentava una connotazione diversa e puramente descrittiva, a differenza di quella che ci viene presentata oggi. Dal punto di vista linguistico, il termine “volgare” ha subito un processo, che ha dato vita alla nascita di una vera e propria lingua. Nel corso degli anni quindi, tale termine è diventata una lingua: prima del popolo e poi dell’intera Nazione, fino a trasformarsi nell’odierna lingua italiana, che ha sovrastato quella che un tempo era ritenuta la lingua madre ossia il latino. Attualmente il vocabolo presenta un significato diverso, infatti, per volgare si intende qualcosa di rozzo e di non elegante: ciò vuol dire che ha un significato negativo.
Eppure spesso e volentieri, la volgarità risulta essere lo strumento di dibattito e di confronto più ricercato ai giorni d’oggi. Più che essere uno strumento, può essere considerata un’arma che vince e che funziona come si riflette in una scena del film “Sogni d’oro” di Nanni Moretti, il quale nei panni del protagonista Michele Apicella, come forma di argomentazione in un dibattito televisivo sfuria un elenco di parolacce contro l’avversario, che viene sconfitto da Michele grazie al pubblico che vota a suo favore per la performance sguaiata esibita; alla fine il presentatore televisivo annuncia la vittoria dicendo in maniera rassegnata “la volgarità purtroppo ha trionfato ancora una volta”.

La scena che viene messa in mostra è un’immagine umoristica di riflessione, che esemplifica la funzionalità dell’utilizzo della volgarità per attirare la maggioranza. A proposito di maggioranza, non può in questo caso essere escluso l’esempio politico più trionfante della volgarità che vince: il “Vaffa day” di Beppe Grillo. Il “Vaffa day” è stata un’iniziativa politica italiana lanciata da Beppe Grillo nel 2007 contro una serie di leggi parlamentari della casta politica italiana a cui veniva esposta tutta la massima contrarietà attraverso un’espressione prettamente volgare: “vaffanculo”. Quest’attivismo chiassoso ha riscontrato un notevole successo, tanto da costituire la base ideologica e politica di quello che poi sarà il “Movimento 5 Stelle”, che alle elezioni del 2018 ha ottenuto il 33% dei consensi da parte del popolo. Ancora una volta si dimostra l’efficienza della volgarità, che nonostante i suoi bruschi modi riesce ad essere vincente tra il pubblico.

La volgarità nella sua praticità attira non solo nel linguaggio, ma anche nelle immagini e nei gesti; lo dimostra in ambito musicale, Gianna Nannini, una cantante famosa non solo per il suo enorme talento, ma anche per la scelta piuttosto ambigua di scegliere come immagine del suo album musicale “California” del 1979 la foto della statua della Libertà, che regge un vibratore. La scelta è fondata dal voler trasmettere un messaggio di liberazione femminile, per questo motivo viene scelta un’immagine provocatoria, che vuole andare contro l’ipocrisia e il moralismo della società.

Ma ancora una volta si dimostra una sorta di imprescindibilità tra la volgarità e le masse, anche nel momento in cui c’è l’intento di trasmettere un pensiero costruttivo si cerca di divulgarlo attraverso questo tipo di espressione, che si rivela vincente ed imprescindibile. Giunti alla fine di questo articolo mi domando e vi chiedo: “Si può essere diramatori di determinati messaggi sociali, politici e culturali senza fare uso della volgarità? Si può assumere un atteggiamento pacato e moderato nella trasmissione del sapere o ormai l’unico strumento di comunicazione è l’insultarsi a vicenda?”
-Luigi De Vivo