La sindrome di Cassandra è una patologia psicologica che porta chi ne soffre a presagire fatti pessimistici di forte impatto catastrofico. La terminologia di questa sindrome prende il nome dal mito greco di Cassandra, figlia di Ecuba e di Priamo. Ella secondo la mitologia greca manifestava presagi funesti, in alcuni casi veri come la caduta di Troia oppure la morte di Agamennone enunciata nella tragedia di Eschilo.

Nel corso del tempo, questa descrizione è stata affibbiata in ambito psicologico quando si vuole psicanalizzare una persona con poca autostima, in stato di depressione e profondamente negativa, che parla solo di fatti esiziali. Pasolini nelle lettere luterane diceva di non circondarsi dei “Campioni dell’infelicità, i quali ti insegnano a non splendere”. In questa categoria rientravano: i giovani omologati, la nuova piccola borghesia e i giovani della mutria. Lo stesso Pasolini ci dice che purtroppo gli educatori di questi campioni d’infelicità sono stati i cassandresi, insegnanti del disastro, che del funesto ne hanno fatto il loro inno. Oggigiorno questa patologia è molto comune, specialmente per i giovani che si sentono continuamente sotto pressione, credono poco in loro stessi, pensano molto in male anziché in bene e manifestano le loro emozioni con continua ansia.


A tal proposito sarebbe più giusto che lo Stato incentivi di più la figura dello psicologo: nel corso degli anni fortunatamente sono stati sfatati alcune ubbie su questa figura e su chi ne avesse bisogno; ma ora c’è la necessità di incentivare il benessere psicologico. In un mondo pieno di incertezze e di fragilità, c’è bisogno di scoprire nuove parti di noi stessi: di scoprire sindromi, patologie che non sapevamo di avere e soprattutto di migliorare la nostra persona. In definitiva, investire nel benessere psicologico non è più un gesto di cortesia aziendale, ma una necessità strutturale.

-Luigi De Vivo