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LA CAMPANIA AL VOTO: L’OMBRA DELL’ASTENSIONISMO PER UNA POLITICA CHE NON RIESCE A PARLARE AI CITTADINI.

LA CAMPANIA AL VOTO: L’OMBRA DELL’ASTENSIONISMO PER UNA POLITICA CHE NON RIESCE A PARLARE AI CITTADINI.
  • PubblicataNovembre 13, 2025

Lungi dallo schierarsi verso un candidato piuttosto che un altro. In democrazia ogni cittadino sceglie – o quantomeno dovrebbe scegliere – sulla base di un programma convincente e conforme alle proprie idee. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito ad una preoccupante dietrologia che ha investito tanto la classe politica quanto l’elettorato attivo.

Se è vero che bisogna guardare alla politica come l’origine di ogni male, è altrettanto allarmante la deriva involutiva di approssimazione da parte di chi governa o aspira a governare. Ciò che dovrebbe nascere dallo studio, dalla collaborazione e dall’ascolto, viene soppiantato dalla cultura dell’uomo solo al comando. Agli addetti ai lavori non sembra toccare il totale disinteresse per l’imminente appuntamento elettorale della Regione Campania.

Un disinteresse che, osservando lo spessore dei candidati in campo, sembra quasi scontato: figure incapaci di aggregare, coinvolgere, comunicare, per nulla carismatiche. A ciò si aggiunge l’assenza di una visione per la regione più rilevante del Mezzogiorno.

La contesa si riduce, così, a uno scontro tra chi in questi dieci anni non ha mai avuto il coraggio di “dire no al Re” e chi si propone come alternativa pur non presentando nulla di realmente alternativo, se non ambizioni personali. Fatte salve alcune eccezioni – puntualmente oscurate dal pressappochismo dominante – così i temi realmente sentiti dai cittadini, quali: sanità, trasporti, sicurezza e occupazione, restano sullo sfondo. Temi ai quali la politica dovrebbe guardare per trovare soluzioni, non per alimentare una protesta permanente. Invece di interrogarsi seriamente su questi quattro punti fondamentali, ci ritroviamo a discutere di un’imbarcazione e di un voto in Parlamento dato con quella superficialità propria dell’attuale classe dirigente. Intanto, i nomi imposti dall’alto – in taluni casi privi di competenze adeguate – rischiano di inasprire i rapporti tra i cittadini e la classe dirigente, alimentando un vuoto istituzionale sempre più evidente. A pochi giorni dal voto, non si intravede nemmeno l’ombra di una proposta concreta, almeno ancorata alle reali possibilità della nostra Regione. Eppure, il tempo per invertire la rotta c’è ancora. Serve una politica capace di restituire un orizzonte alle comunità, di indirizzare le risorse in modo virtuoso, di promuovere istruzione, formazione etica e partecipazione sociale. Bisogna costruire, o quantomeno valorizzare ciò che di buono è stato fatto, riportando al centro la competenza e la responsabilità. Non basta denunciare i problemi: occorre studiarli, comprenderli e proporre soluzioni credibili.

Allo stesso modo, spetta ai cittadini riconoscere e sostenere chi si impegna davvero in questa direzione. Perché la democrazia vive solo se alimentata da partecipazione consapevole, senso critico e fiducia meritata, non concessa automaticamente. Solo così la politica potrà tornare ad essere ciò che dovrebbe: uno strumento di progresso e non un’arena di improvvisazione. Il rammarico è che anche stavolta l’astensionismo la farà da padrone.

Gerardo Montella

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