Ilaria Salis: Mito o Propaganda?
Ilaria Salis nasce a Milano nel 1984 e, dopo un triennio vissuto con la famiglia nel Regno Unito fra il 1992 e il 1995, cresce a Monza.
Diplomatasi al liceo classico B. Zucchi di Monza, nel 2005 consegue cum laude la laurea triennale in Scienze storiche all’Università degli Studi di Milano e, nel 2021, consegue la laurea magistrale in Filologia, letterature e storia dell’antichità presso lo stesso ateneo. Educatrice e maestra elementare, dal 2021 diviene anche docente supplente presso gli istituti di scuola secondaria superiore.
Militante antifascista, a diciott’anni partecipa assieme a suoi compagni di classe alla fondazione del centro sociale FOA Boccaccio di Monza.
In relazione alla partecipazione a manifestazioni e proteste, Salis ha riportato alcune condanne definitive per invasione di edifici e resistenza a pubblico ufficiale in concorso.
Fin qui parliamo di una donna in carriera, forte e che si è fatta da sola, con idee concrete e veraci, che ama l’attivismo in piazza e che si batte per un mondo più giusto.
Vero?
Diciamo che la verità è più stratificata: Il suo attivismo è macchiato da un episodio antidemocratico nei confronti della Lega, intorno al periodo in cui il carroccio godeva di una certa popolarità. Oltre ai crimini sopra citati. Fisici, violenti.
Poi? Poi un giorno parte e va in Ungheria, non in vacanza, non per fare turismo, non per aiutare un popolo martoriato, non per partecipare al pride che ha fatto la storia per essere la reazione al pugno duro di Orban.
Lei va in Ungheria per protestare contro una manifestazione neonazista autoctona.
Nel febbraio 2023, infatti, è a Budapest assieme ad altri militanti contrari alla celebrazione del Giorno dell’Onore, giornata in cui manifestanti di estrema destra celebrano i militari tedeschi e ungheresi morti nel 1945 durante l’assedio di Budapest da parte dell’Armata Rossa.
L’11 febbraio, la Salis viene arrestata dalle autorità ungheresi con l’accusa di aver tentato di causare “lesioni che potevano pregiudicare la vita” di tre militanti neonazisti magiari, aggrediti il giorno precedente, e di appartenere a un’associazione criminale tedesca nota come Hammerbande (lett. “Banda del martello”). Dichiaratasi non colpevole e rifiutata di conseguenza la proposta di un patteggiamento a 11 anni di reclusione, viene trattenuta in custodia in carcere in tutti i mesi successivi.
La notizia viene portata all’attenzione pubblica solo nel dicembre 2023, quando Salis denuncia le proprie condizioni di detenzione in un memoriale inviato al consolato italiano a Budapest, e viene condotta con costrizioni alle caviglie e ai polsi presso il tribunale durante una sessione del processo, alla presenza dei media internazionali. Ne nasce una controversia a livello internazionale: i trattamenti durante la custodia vengono ritenuti dalla Confederazione europea dei sindacati “degradanti e inumani” e sono fortemente criticati da organismi internazionali quali il Comitato economico e sociale europeo, mentre si esprimono sul caso anche il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e i ministri italiani Carlo Nordio e Antonio Tajani, portando alle proteste formali del governo italiano nei confronti dell’Ungheria.
Coimputato con Salis è Gabriele Marchesi, arrestato in Italia su mandato europeo della magistratura magiara, sul cui caso si esprime la Corte d’appello di Milano, che ne nega l’estradizione in Ungheria.
La Corte richiama la risoluzione parlamentare europea 2024/2512 che, ribadendo la preoccupazione per la situazione dei diritti fondamentali in Ungheria, condanna i tentativi del governo Orbán di pregiudicare i valori fondanti dell’Unione e rileva la sproporzione della custodia cautelare in carcere e della stessa imputazione rispetto alla fattispecie concreta. L’associazione Giuristi democratici commenta come «illecita» e come «nonsenso giuridico» l’aggravante di «lesioni potenzialmente mortali» vigente in Ungheria per tale fattispecie, che corrisponde nell’ordinamento italiano a quella lesioni lievi (cioè guaribili in un massimo di quaranta giorni).
A differenza di Marchesi, un’altra imputata tedesca per le aggressioni avvenute a Budapest nello stesso giorno, Maja T., è stata invece estradata in Ungheria per decisione del tribunale competente di Berlino (decisione poi dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale federale tedesca nel febbraio 2025); il 4 febbraio 2026 Maia T. viene condannata in primo grado a 8 anni di reclusione, mentre Gabriele Marchesi a 7 anni di reclusione in contumacia.
Dopo aver versato una cauzione di circa 41.500 €, il 24 maggio 2024 Salis viene posta agli arresti domiciliari con l’ausilio del braccialetto elettronico; nella stessa udienza il giudice pronuncia ad alta voce l’indirizzo di Budapest dove Salis avrebbe dovuto scontare gli arresti domiciliari, che il 30 maggio viene pubblicato da siti ungheresi di estrema destra.
Temendo per la propria incolumità, Salis chiede di essere ospitata all’interno dell’ambasciata italiana di Budapest.
Il 14 giugno, a seguito della sua elezione a europarlamentare, Salis è stata liberata dalle autorità ungheresi, basandosi sul precedente della sentenza C-502/19 della Corte di giustizia dell’Unione europea in cui si stabiliva che lo status di parlamentare (con il relativo diritto all’immunità) è da considerarsi raggiunto a partire dalla proclamazione dell’elezione, e non dall’insediamento all’Europarlamento.
Il giorno seguente Salis rientra in Italia, accompagnata dai genitori sino alla propria casa di Monza.
La svolta romantica arriva da AVS, partito di Fratoianni-Vendola, che la inserisce nelle sue liste alle Europee e letteralmente implora l’elettorato affinchè la Salis venga salvata dal regime ungherese.
Le favole esistono e la Salis diventa europarlamentare, guadagnando l’immunità parlamentare, non scontando altri giorni di prigionia.
Ironico pensare al fatto che, esattamente come Patrick Zaki, l’attivismo finisca per scontrarsi contro la stessa ideologia che lo sospinge.
Nel caso dell’attivista bolognese di origine egiziana, almeno c’era un fondo di ingiustizia che ha animato tutti: l’Egitto è una tremenda dittatura che ha ucciso, nel recente passato, il nostro Goulio Regeni. Zaki denunciava le condizioni immonde imposte dal regime islamista, ma poi, avendo la famiglia lì, si è letteralmente consegnato a quelli che sono stati anche i suoi carnefici.
Fortunatamente la diplomazia italiana ha funzionato, non senza riserve, e Patrick è tornato a Bologna.La Salis, invece, no. È andata lì a travestirsi da giustiziera, nonostante magari sia innocente inerentemente al fatto della violenza, ma comunque era lì per una contromanifestazione in un Paese che, fondamentalmente, nulla ha a che fare con lei. Avrebbe avuto senso la presenza di volontari in caso di disastri o di gravi abusi di potere del regime tricolore ungherese, magari.
Però ha fatto anche qualcosa di meraviglioso quando, con Mimmo Lucano e una delegazione di sinistra, è partita per comsegnare aiuti umanitari a Cuba. Gesto simile a quello dei volontari della Flotilla. Solo applausi.
Quindi, donna, attivista, personaggio complicato, arrivata a dire che occupare le case è legittimo, rifacendosi in maniera arbitraria al “diritto all’abitare” e che abolirebbe il carcere.
Sulla prima delle due, con una certa cautela sono favorevole anche io, visto che in Italia i senzatetto sono sempre di più e gli edifici abbandonati anche sono in crescita, quindi si potrebbe lasciare l’opportunità ai senzatetto di occupare edifici che, tempo 10 anni, saranno ecomostri mangiati dalla muffa.
Sul carcere… Ehm!
Ma questo definisce la natura borderline di AVS che, a Borrelli, Bonelli e il pianeta dei Verdi, a Lucano, all’onorevole Cucchi, divenuta politica dopo l’omicidio di suo fratello da parte dello Stato, persone come Ilaria Salis. Ma forse è questa la politica nazionale? Da un lato gli eredi dell’editto bulgaro, dall’altro Ilaria Salis.
Felice Vicidomini