Vi ricordate Luigi Di Maio? Quello che abolì la povertà e cercò in ogni modo di spostare il Movimento Cinque Stelle a destra, tra un balletto in pizzeria e qualche gaffe d’italiano. Sapete che adesso lavora come referente UE nel Golfo Persico? In più, poco tempo fa ha dichiarato che l’Italia è percepita come un attore affidabile sulla scena internazionale, soprattutto grazie alla stabilità politica e di governo degli ultimi anni Meloniani, guarda caso ora che la Nato gli vorrebbe dare un altro ruolo diplomatico internazionale (in cui guadagnerebbe, più o meno, 7 volte più di Conte). Ha inoltre sottolineato l’importanza del ruolo del leader nella politica, citando la differenza di consensi tra Fratelli d’Italia e il Movimento 5 Stelle come esempio, con una implicita e sibilina stoccata al suo successore internamente ai fatti Pentastellati.
Di Maio ha poi continuato affermando che la differenza di consensi tra i partiti è dovuta alla maniera di fare leadership, quindi una Meloni fortissima ed autoreferenziale, mentre un Conte meno “propagandabile” e diretto (nonostante i sondaggi, dove Conte è il leader più amato, a differenza del partito, comunque terza forza in Italia). Ha raccontato della sua alleanza con Demos, Partito Democratico e Liberi e Uguali, dicendo che lui comunque è stato di area centrista anche prima di Impegno Civico.
Riguardo ad un possibile avvicinamento a Forza Italia, Di Maio ha smentito voci in tal senso, affermando che il partito berlusconian-liberale sta facendo un lavoro importante con Antonio Tajani, di cui L’ex Grillino ne è estimatore. Tuttavia, ci sono voci contrastanti circa la sua possibile adesione a Forza Italia, con alcuni che la considerano un’opzione improbabile data la sua storia politica, mentre altri la danno già per certa nel prossimo futuro (nel 2027 scadrà il suo mandato UE e tornerà “arruolabile”).
Luigi Di Maio, da pseudo Missino a Grillino, dal tetto d’Italia al Medio Oriente. Un uomo pieno di qualità, spesso, se non sempre nascoste, ma forte di un sostegno importante come quello di Mario Draghi, autore del Luigi arabo-israeliano dei giorni nostri.
La nomina però è a scadenza, quindi non è così tanto improbabile che tra poco lo potremmo rivedere in azione con la cravatta celeste e l’Inno di Silvio Berlusconi, se la Nato non lo blinda prima.
Fortuna che, per l’economia interna del partito che lo rese famoso e rilevante, cioè il Movimento 5 Stelle, si sia defilato insieme ad altri Eternal Champions come Grillo, Casalino e Paragone.
Felice Vicidomini