IL DDL CACCIA: PERICOLO PER AMBIENTE, ANIMALI E… PERSONE!
Un grido dalla parte di chi non ha voce in Parlamento
Guarda l’immagine di copertina, quella cartoon che abbiamo usato per l’articolo. Poi chiudi gli occhi e ascoltali. Ci sono bambini che stringono un cane e un gatto. Ci sono volpi, procioni, conigli, scoiattoli. Tremano tutti insieme, nascosti tra i fiori e gli alberi. Davanti a loro c’è un uomo. C’è un’ombra. Cappello nero, occhi di brace, fucile alzato. Questa non è una fiaba. È quello che rischia di diventare il nostro bosco e il nostro Paese con il DDL Caccia 2026.
1. Gli animali non votano, ma subiscono
La volpe non ha tessera di partito. Il procione non fa comizi. Il cane che ti aspetta a casa non sa cos’è un emendamento. Eppure sono loro i primi a pagare. Un DDL che allenta vincoli, allarga il calendario venatorio, riduce le sanzioni, dice una sola cosa: la vita di un animale vale meno di una “tradizione”. Meno di un voto. Meno del profitto di chi vuole il bosco come poligono. Gli animali domestici sono esseri senzienti. La fauna selvatica non è un bersaglio. È parte dell’ecosistema che ci tiene in vita. Senza impollinatori, senza predatori, senza equilibrio, il bosco muore. E se muore il bosco, muore anche l’essere umano, no?
2. Il pericolo non è solo per loro
I bambini nell’immagine non urlano solo per i cuccioli. Urlano anche per loro stessi. Perché un proiettile vagante non chiede la tessera del cacciatore. Perché i cinghiali spinti fuori dal bosco arrivano sulle strade e nelle scuole. Perché un ambiente devastato si vendica con frane, alluvioni, aria irrespirabile.
Chi ha votato sì al DDL Caccia ha detto no alla sicurezza. La risposta del governo è “più piombo, meno regole”. Ma la coscienza dovrebbe imporre: gestione scientifica, recinzioni, prevenzione, controllo serio, per gli animali che “distruggono il raccolto”. Non il far west. Non trasformare ogni stagione in un derby.
3. Dignità oltre il profitto
Mettiamo i nomi: FdI, Lega, FI, Noi Moderati hanno firmato a favore. PD, M5S, AVS hanno detto no. La spaccatura è chiara. Ma questa non è una battaglia di destra o sinistra. È una battaglia tra chi vede la natura come risorsa da spremere e chi la vede come casa da rispettare. Io sto dalla parte di chi la vede come casa. Sono dalla parte di chi non può difendersi da solo. Sono dalla parte del coniglio che scappa, del gatto che viene stretto forte da una bambina impaurita, dell’albero che non può scappare quando arriva il rumore degli spari e il calore delle fiamme.

Il DDL Caccia 2026 non è solo “legge sulla caccia”. È il termometro di che Italia vogliamo. Un’Italia dove la dignità viene prima del profitto, o un’Italia dove anche la vita di un animale si mette in saldo?
Felice Vicidomini