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DALLA CINA ARRIVA LA TECNOLOGIA CONTRO LA SOLITUDINE

DALLA CINA ARRIVA LA TECNOLOGIA CONTRO LA SOLITUDINE
  • PubblicataGennaio 18, 2026

L’app “Sei morto?” (Sileme, in Cinese) sta spopolando nella Terra di Mao Zedong e Confucio perchè è un riflesso della società, dove la solitudine e l’isolamento sono diventati problemi sempre più diffusi. Ma non solo in Cina, anche in occidente è così la situazione. Con oltre 12.000 utenti registrati, questa app sta conquistando il mondo con la sua semplicità e il suo messaggio diretto e caritatevole. Per utilizzarla, bisogna installarla, configurarla inserendo numeri e/o contatti di emergenza e aprirla al massimo ogni 48 ore, nelle quali bisognerà solo premere un bottone verde che ti chiede se sei vivo.

Il problema della solitudine

– La Cina conta oltre 200 milioni di nuclei familiari monopersonali previsti entro il 2030.

– L’isolamento sociale è un problema globale, che colpisce anziani e giovani, ma soprattutto quest’ultimi che si spostano dalle zone rurali alle megalopoli per lavorare e vivere in mini monolocali a costi non sempre abbordabili.

L’app che ti ricorda di vivere

– “Sei morto?” è un’app che ti chiede di confermare la tua presenza ogni giorno o a giorni alterni.

– Se non rispondi, un contatto di emergenza viene avvisato via email e viene consigliato di avvisare la polizia.

Reazioni e critiche

– Alcuni utenti considerano il nome dell’app troppo cupo e hanno proposto alternative più rassicuranti.

– Gli sviluppatori stanno valutando un cambio di nome per renderlo più accettabile, anche se la morale è ultra positiva.

La Cina, ancora una volta, si dimostra essere attenta alle problematiche di un popolo che non sempre viene tutelato abbastanza dallo Stato, più impegnato sui fronti esteri che nella tutela della salute mentale di una popolazione smisuratamente prolificata negli ultimi due decenni.

L’app “Sei morto?” è un esempio di come la tecnologia possa aiutare a combattere la solitudine e l’isolamento sociale. Ma è anche un riflesso della nostra società, che ci invita a riflettere sulla nostra condizione umana, anche qui in Italia.

Felice Vicidomini

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