A BARONISSI ARRIVA ALESSANDRO DI BATTISTA, FONDATORE DI “SCHIERARSI”
Schierarsi: quando la politica torna a essere dal lato giusto del recinto
C’era un tempo in cui la politica era semplice: o eri di qua, o eri di là. Poi è arrivata la confusione. Destra e sinistra che litigano in tv su “cose insignificanti” e in Europa votano insieme. I potenti che non vanno in carcere, mentre finiscono dentro solo i “poveri cristi”. Ecco, da questa confusione nasce Schierarsi, l’associazione culturale di Alessandro Di Battista. Non è un partito, non vuole esserlo. Non è una tessera da esibire. È una scelta di campo, letteralmente.
E Baronissi lo sa bene, tanto che, in guesti tempi di guerra, ha scelto di invitare il capo di Schierarsi, il fondatore, ex-grillino e figlio di missino, Alessandro Di Battista, il quale disquisirà, come spesso accade sui suoi social, delle situazioni mondiali, da Trump a Putin, passando per Gaza e L’Avana.
Per il Dibba Nazionale, infatti, Schierarsi significa dire basta alle “armi di distrazione di massa” e chiedere giustizia vera: quella che indaga sui potenti, non solo sui deboli. C’è tanto del Movimento 5 Stelle di Casaleggio e Grillo, prima che quest’ultimo iniziasse a sfruttare lo stesso sistema che aveva combattuto, stando al sentiment dell’elettorato. Grillo, purtroppo, ha perso credibilità sui fatti di suo figlio Ciro e sulla situazione riemersa circa l’incidente di Limone Piemonte che lo riguardò parecchi lustri fa. Ma Dibba ha ancora un animo sociale, forse socialista, ma post-ideologico, ancora incompreso a larghi tratti e rivoluzionario.

I punti fermi sono chiari e fanno bene al cuore:
1. Trasparenza contro il finanziamento mascherato: niente più “rimborsi elettorali” per chi ha già troppo.
2. Giustizia uguale per tutti: il problema non è la magistratura, è la magistratura che guarda dall’altra parte quando a sbagliare sono i forti.
3. Dal basso, dal territorio: la Calabria come laboratorio, ma l’idea vale per Nocera, per Napoli, per l’Italia intera. Si parte da chi ci vive le contraddizioni ogni giorno.
Di Battista e il suo team non promettono poltrone. Promettono di “cambiare le regole del gioco”. E in un Paese dove tutti si sono venduti, anche il consenso, scegliere di non mascherarsi è già una rivoluzione.
Schierarsi non chiede di credere ciecamente. E forse è proprio questo che serve oggi: meno cosplay della politica, dove i compagni stringono la mano ai camerati, e più politica vera.
Meno carri su cui salire, più recinti da abbattere.
Questa la sua idea.
A Baronissi, il 27 Giugno 2026, lo riaffermerà.
Felice Vicidomini