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CEUTA, LA CRISI MIGRANTI CON NOME E COGNOME

CEUTA, LA CRISI MIGRANTI CON NOME E COGNOME
  • PubblicataSettembre 1, 2026

Ceuta, diario di un confine che non sa più se è confine

Sono le sette di sera a Ceuta e la città fa quello che fa da duemila anni: cerca di capire da che parte sta.

Dal balcone vedi il Marocco, dall’altro balcone vedi la Spagna, dal terzo balcone vedi Bruxelles che ti manda una lettera di solidarietà.

Ceuta e Melilla non sono un errore di stampa. Sono spagnole dal 1580 e dal 1497, prima portoghesi, prima romane, prima cartaginesi. Il Marocco dice che sono occupate, la Spagna dice che sono autonome, l’Europa dice che sono frontiera esterna. In pratica sono l’unico posto dove puoi andare a piedi dall’Africa all’Europa senza bagnarti, a meno che tu non decida di bagnarti apposta, come è successo adesso.Per Rabat sono ferite coloniali. Per Madrid sono Spagna. Per gli abitanti, che sono cristiani, musulmani, spagnoli, berberi, militari e contrabbandieri, sono semplicemente casa. E casa, quando è grande 19 chilometri quadrati, si incasina in fretta.

Il 30 e 31 luglio 2026 succede quello che nessuno aveva previsto, tranne tutti quelli che lo avevano previsto. Tra 70.000 e 80.000 persone entrano in Ceuta in poche ore. Non sfondano il muro. Lo aggirano a nuoto, ai frangiflutti di Tarajal e Benzú, camminando sul bagnasciuga con ciabatte e TikTok. A monte c’è una campagna di fake news sui social: dicono che chi entra a Ceuta avrà diritto a restare in Europa. La gente ci crede. La metà poi torna indietro volontariamente quando capisce che non è vero. Restano in circa 5.000, quasi tutti subsahariani che non possono essere rimpatriati, accampati nelle spiagge e nei boschi perché il CETI è pieno e i palazzetti sono già occupati. Il bilancio è quello che i governi odiano contare: almeno 99 morti solo a Ceuta, 11 in Marocco, poi le stime salgono a 141. Annegati. Ragazzi giovani. Il governo di Ceuta chiede lo stato di emergenza nazionale. Madrid chiede aiuto a Frontex, Europol e all’Agenzia per l’Asilo, e 32 milioni all’Europa per gestire l’emergenza. Un mese dopo, la situazione è ancora lì, con tende, Croce Rossa bloccata dai residenti e la spiaggia di El Trampolin che sembra un festival andato storto.

Se c’è una crisi di confine, Vox non può mancare, è nel suo statuto. Così arrivano tutti: Santiago Abascal, Samuel Vazquez che dice che “ogni padre ha diritto a difendersi”, Alvise Perez che vuole 10.000 spagnoli dalla penisola e lo stato d’assedio, Vito Quiles con squadra di sicurezza per fare ronde, persino Martin Sellner, l’austriaco teorico della remigrazione, con la maglietta Save Europe Act.Peccato che Ceuta non sia Torre Pacheco. Qui la gente è abituata a vivere mescolata e non ha voglia di lezioni di purezza etnica da chi arriva in traghetto. I giovani ceutini li accolgono così: “Fuera fachas de nuestra ciudad”.

Alvise scappato scortato da Plaza de los Reyes, i venti di Nucleo Nacional scortati al porto al grido di “è anche la nostra città”. La strategia è la stessa di El Ejido vent’anni fa, dice un sociologo, solo che qui non attacca.Eppure il danno è fatto: sui social esplodono messaggi di odio, termini come “invasori” e “cacciare” e “pescare” i migranti finiscono in una denuncia per odio contro il portavoce di Vox. La stampa conservatrice spagnola ha trovato il suo agosto perfetto. El Mundo in diretta dall’ambasciata marocchina, ABC e La Razon che contano i minuti di vacanza di Sanchez. L’accusa è semplice: Sanchez è debole, è in spiaggia mentre Ceuta brucia, è prigioniero del Marocco.

Il PP cavalca, organizza manifestazioni davanti a tutti i municipi spagnoli il 2 settembre, giorno dell’autonomia di Ceuta, e a Bruxelles insieme a Vox davanti al Parlamento europeo. Lo slogan è “difendiamo la frontiera”. Il sottotesto è “ricordatevi di noi alle elezioni”. Qui l’ironia diventa cronaca. Il ministro dell’Interno Marlaska va in Parlamento quasi un mese dopo e ancora non sa dire quanti sono entrati, 72.000 dice lui, 80.000 dicono altri, e quanti sono rimasti, 5.000 dice lui, il doppio dicono altri. Annuncia 40 antisommossa in più e dice che resteranno fino a fine anno. Ammette errori, lentezza, mancanza di reazione. Intanto il presidente di Ceuta, Juan Vivas, chiede tende: 1.800 posti montati, subito pieni, poi ne promettono altri 2.000.

I ceutini protestano perché gli vogliono trasformare palestre e parchi giochi in centri di accoglienza. La sinistra del governo litiga con se stessa: Sumar e IU dicono che è stato un attacco ibrido orchestrato da Marocco, USA e Israele, Podemos accusa il governo di “dare benzina” al razzismo. Albares, agli Esteri, dice che la cooperazione con Rabat è “indispensabile” e “francamente positiva”. In mezzo, Sanchez dice che la colpa è di Russia, Israele, Elon Musk e della internazionale ultra.

Il portavoce del PP gli risponde: “Gli manca solo di dare la colpa a Franco”.

Il Marocco lascia aperto il rubinetto. Possibile che 80.000 persone attraversino il nord del paese senza che i servizi lo sappiano? chiede il PP.

A Rabat, il ministro della Giustizia ne approfitta per rivendicare “diritto storico e geografico” su Ceuta e Melilla. Madrid non convoca nemmeno l’ambasciatore, mentre lo aveva fatto per Nicaragua, Argentina e Israele. Questo fa arrabbiare tutti. Pretesto ideologico: qui si balla.

Il Marocco dal 2020 ha normalizzato con Israele, compra droni, Pegasus e sistemi di sorveglianza proprio da Tel Aviv. Sanchez e i suoi ministri furono spiati con Pegasus nel 2021, proprio durante l’altra crisi di Ceuta. Ora Sumar dice che dietro la crisi ci sono Marocco, Stati Uniti e Israele insieme. La destra dice che Sanchez non osa toccare Rabat perché ha paura di quel dossier.

Gli hacker Jabaroot pubblicano file rubati ai servizi marocchini e chiedono: a chi interessano i dati di Pegasus su Sanchez? Quindi la narrazione diventa perfetta per tutti: per l’estrema destra, Ceuta è la prova dell’invasione islamica orchestrata da un Marocco alleato degli ebrei. Per l’estrema sinistra, è la prova che il Marocco è il gendarme di Israele e USA contro la Spagna progressista.

Per la gente di Ceuta, è solo la prova che quando i grandi fanno i loro giochi, a nuotare e ad annegare sono sempre gli stessi.Ceuta oggi è stanca. Ha fatto una manifestazione con 300 persone e tanti bambini, ha fatto uscire le barche con bandiere spagnole in una “Armada de la Solidaridad”, ha bloccato i camion della Croce Rossa e poi si è vergognata di averlo fatto. Vuole solo che qualcuno decida se è una frontiera, una città o un simbolo. Perché al momento è tutte e tre le cose insieme, e non funziona.Difficile credere siano tutti migranti in cerca di fortuna, romantici sognatori, presuppongo siano più prigionieri di reati poco gravi, strumentalizzati ed obbligati dal governo di Marrakech ad invadere “l’Europa”.

Intanto aumentano furti, violenze sessuali, abusi, scippi, violenza e occupazioni abusive. 23 aggressioni sessuali, 17 a minori. Case invase, animali uccisi. Spiagge occupate.

Distruzione, inquinamento.È un inferno. Un vero patibolo per tutti.È disturbante per la destra, per la sinistra, per i pro migranti, per gli anti migranti e persino per i figli spagnoli di seconde generazioni.

Felice Vicidomini

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