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LA GROENLANDIA E I DANESI: QUANDO IL SUPERMERCATO DIVENTA POLITICA

LA GROENLANDIA E I DANESI: QUANDO IL SUPERMERCATO DIVENTA POLITICA
  • PubblicataGennaio 13, 2026

Avete presente, no? Trump vuole prendersi Cuba, la Colombia e la Groenlandia dopo il Venezuela, per evitare “che lo facciano Russia e Cina” e molti gli credono.

Il punto però è che non gli credono nè i Danesi (“tutori” della Groenlandia) nè i Messicani, nè i Canadesi (i quali, come vedremo tra poco, sono molto più vicini alla Danimarca ultimamente che agli States).

Il boicottaggio anti-USA in Danimarca, infatti, sta guadagnando terreno: Oltre 95mila persone hanno aderito al gruppo Facebook (ironico pensando che è americano, come Youtube, Instagram e molti altri social) “Boicotta i prodotti americani” per protestare contro le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia.

I marchi più colpiti sono, al momento:

– Coca-Cola

– Heinz (prodotto da Italia e Giappone, oltre che USA)

– Netflix, Amazon Prime, YouTube, ma non Facebook al momento

– Vini americani, noci, salsa barbecue e perfino patatine (ovviamente quelle di marchio statunitense)

La motivazione dietro questo boicottaggio è, ovviamente, la preoccupazione per la sovranità della Groenlandia e la disapprovazione per le politiche dell’amministrazione Trump. I danesi stanno scegliendo alternative europee e locali per ridurre la dipendenza economica dagli Stati Uniti, aiutando il proprio mercato e allo stesso tempo mandando un messaggio al colone.

Il movimento sta, però, ispirando anche altri paesi, come il Canada (come vi dicevo), dove sono state create app per aiutare a identificare i prodotti americani e promuovere alternative locali. Questa tattica serve ad identificre quello che è il soft power della nazione a stelle e strisce e poter, dunque, liberarsene… Prima che sia troppo tardi, sperano.

Mentre scrivevo questo articolo Trump ha annunciato “DOBBIAMO ABBATTERE LA GROENLANDIA PER DIFENDERE LA NOSTRA NAZIONE” proprio a testimonianza che ogni atto di ribellione e di sovranità sarà atto a fermare le derive colonialiste del Tycoon.

Noi siamo qui, sperando di poter raccontare un mondo di pace e non più di guerra e di Risiko nella vita reale.

Felice Vicidomini

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