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10 FEBBRAIO, GIORNATA NAZIONALE DELLE FOIBE: PERCHÉ IL RICORDO È IMPORTANTE

10 FEBBRAIO, GIORNATA NAZIONALE DELLE FOIBE: PERCHÉ IL RICORDO È IMPORTANTE
  • PubblicataFebbraio 10, 2026

Il Giorno del ricordo è una commemorazione civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, vuole “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Così, dal 2004 ad oggi, la Repubblica Italiana riconosce ufficialmente quanto avvenne in Istria, Venezia Giulia, Dalmazia e penisola del Quarnaro tra il 1943 e il 1945, quando i partigiani comunisti jugoslavi, ufficialmente “Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia” e comandati dal maresciallo Josip Broz “Tito”, si macchiarono di enormi atrocità nei confronti di civili, politici e militari italiani di origine istriana, delle città di Trieste, Gorizia, Fiume, Pola e Zara e più in generale del confine orientale dell’allora Regno d’Italia/Repubblica Sociale Italiana e della nascente Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. I combattenti slavi, infatti, uccisero, deportarono in campi di concentramento, massacrarono e infoibarono (gettarono in fosse comuni dell’altopiano del Carso chiamati foibe) dai 3.000 alle 5.000 persone secondo le fonti degli storici Raoul Pupo e Roberto Spazzali, mentre secondo altre fonti si arriverebbe fino alle 11.000 vittime. Al massacro delle foibe seguì l’esodo giuliano-dalmata, ovvero l’emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana dai territori sopracitati verso l’Italia, in quanto perseguitati politicamente dal regime comunista di Tito. Si stima che i giuliani, i quarnerini e i dalmati che emigrarono dalle loro terre di origine, tra il 1941 e il 1956, ammontino a un numero compreso tra le 250.000 e le 350.000 persone; in base a stime pubblicate nel 2020 emigrarono circa 300.000 persone, di cui circa 45.000 di etnia slovena e croata non disposti ad accettare il nuovo regime dittatoriale.

Una famosa immagine di una giovane esule italiana, che porta una bandiera tricolore insieme ai suoi effetti personali

Le cause: Ma perché accadde tutto questo? Come spesso avviene nella storia, anche in questa triste pagina le responsabilità politiche, storiche e morali non appartengono solo a una parte o all’altra, ma sono il risultato di una serie di concause alimentatesi nei decenni precedenti. Le principali di esse sono:

  • i rispettivi sentimenti nazionali che andavano a cozzare l’uno con l’altro;
  • gli irredentismi reciproci, alimentati ancor di più dopo la Prima guerra mondiale, che rivendicavano quei territori di confine;
  • l’assimilazione forzata degli italiani durante il fascismo e l’occupazione militare durante la Seconda guerra mondiale;
  • la legittimità per i partigiani jugoslavi a possedere quelle terre abitate da croati e sloveni e ad includerle nel futuro Stato filosovietico;
  • il regime totalitario instaurato da Tito qualche anno più tardi.

Cosa sono le foibe?: Una foiba è una grande vasca (o caverne verticali, pozzi) tipica della regione carsica e dell’Istria. Le foibe non sono quindi dei particolari tipi di cave come viene spesso, erroneamente, affermato, ma solo il termine con cui vengono indicati gli inghiottitoi carsici tipici della regione giuliana, che in tale territorio assumono spesso dimensioni spettacolari. Tra le più citate dagli storici e ricordate dalle istituzioni ci sono quelle di Pisino, di Basovizza e di Monrupino, dove si consumarono il maggior numero di uccisioni da parte dei guerriglieri jugoslavi, i quali rovesciarono i corpi morti o moribondi in queste enormi aperture del terreno, senza possibilità per le vittime di essere ritrovati dai loro cari o soccorsi dai medici.

1991, l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga in visita alla foiba di Basovizza, che nel 1993 il suo successore Scalfaro dichiarò monumento nazionale

La storia di Norma Cossetto: Norma Cossetto fu una studentessa italiana di origine istriana, nata a Visinada nel 1920 e morta ad Antignana tra il 4 e il 5 ottobre 1943 nella foiba di Villa Surani. Il padre, Giuseppe Cossetto, fu un esponente del regime fascista e podestà di Visinada. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la sua famiglia ricevette diverse minacce di morte dai partigiani locali, sia jugoslavi che italiani, la sua casa fu perquisita e Norma fu arrestata il 27 settembre. Secondo fonti storiche, durante l’arresto fu abusata e seviziata dai suoi carcerieri mentre era legata a un tavolo, per poi morire infoibata insieme ad altri prigionieri tra il 4 e il 5 ottobre. Anche la sorella Licia fu arrestata, ma riuscì a salvarsi e grazie alla sua testimonianza oggi conosciamo la storia di Norma, diventata un simbolo degli eccidi di quegli anni. Non essendo riuscita a completare gli studi universitari in filosofia, nel 1949 l’Università di Padova le conferì la laurea ad honorem e nel 2005 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le tributò la medaglia d’oro al valor civile alla memoria.

Norma Cossetto

Il ricordo ieri e oggi: La vicenda delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è stata per molti anni teatro di grandi contestazioni nell’opinione pubblica italiana, perché nel contesto della guerra fredda (quindi fino al 1989) vi fu a lungo un’ampia reticenza, disinformazione e addirittura negazione del fenomeno da parte di molte forze politiche, che rinunciarono a fare luce sui fatti o per convenienza nei rapporti internazionali o per affinità ideologiche con chi li aveva commessi (dal buon viso a cattivo gioco dei governi democristiani fino alla linea riduzionista e/o negazionista del PCI, poi abbandonata dagli anni 80′ da Berlinguer e Napolitano). A lungo si è collegata la memoria del confine orientale agli ambienti di destra (AN e Forza Italia), che però fu adottata da tutto il Parlamento italiano nel 2004, quando si istituì la giornata di commemorazione. Oggi si può dire che, al netto di qualche voce isolata, i crimini delle foibe sono riconosciuti e ricordati da tutti, contribuendo in questo modo a una vera ricostruzione di quanto avvenne allora senza condizionamenti, fintantoché nelle scuole si parla sempre più di questi massacri, prima colpevolmente relegati a pochi trafiletti sui libri di storia, affinché si possano conoscere meglio per evitarne un tragico ritorno, come siamo impegnati a fare per tutti gli altri episodi simili del passato.

«Non si trattò – come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare – di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni. Solo dopo la caduta del muro di Berlino – il più vistoso, ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea – una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo…»

Estratto del discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, 9 febbraio 2020.

Luca Cavaliere

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